Motori
Logan scopre il Gpl
Dacia Logan è già all’origine una vettura molto parsimoniosa, costa poco e consuma poco. Ma Renault, che gestisce la Dacia di cui è proprietaria, ha pensato bene di migliorare l’offerta della Logan dotandola, in collaborazione con la Landi Renzo Spa, di un kit Gpl installabile, già da oggi, in post vendita. E ciò è possibile anche sulla Logan berlina 1.4 da 75 cavalli, mentre in un secondo tempo sarà disponibile per la più potente Logan Mcv 1.6 da 90 cavalli. Renault punta dunque a soddisfare al meglio la forte richiesta di veicoli alimentati a Gpl dovuta, da un lato, al moltiplicarsi delle restrizioni legate alla circolazione dei veicoli più inquinanti, dall’altro agli incentivi fiscali previsti dalla legge italiana.
Quello Landi Gpl Omegas è un impianto ad iniezione sequenziale multipoint con elettroiniettori, omologato Euro 4; i suoi componenti sono stati progettati e realizzati per integrarsi al meglio con i moderni sistemi di alimentazione a benzina e consentono una corretta gestione dell’alimentazione del motore garantendo il controllo delle emissioni di Co2 e ottimizzando i consumi in qualunque condizione di utilizzo. I veicoli trasformati a Gpl usufruiscono degli incentivi statali nella misura di 650 euro.
Per lanciare l’alimentazione a GPL sulla gamma Dacia, è ora in corso un’offerta promozionale che consentirà ai primi 200 nuovi acquirenti di Logan berlina 1.4 da 75 cavalli di beneficiare del kit senza alcuna maggiorazione sul prezzo di listino (impianto del kit più montaggio sono dunque gratuiti).
Il sistema qualità di Landi Renzo è certificato dal 1996 secondo la norma Iso 9001. Concepita come strumento di miglioramento continuo dei sistemi qualità la specifica tecnica Iso/Ts 16949 pone inoltre maggiore enfasi sugli aspetti della prevenzione di eventuali difetti, a partire dalla progettazione. Nel 2006 Iso 9001 è stato esteso alle Officine autorizzate e ai rivenditori.
Crossover alla giapponese
L’ impressione immediata è che la Mazda CX-7 sia caratterizzata da un design assolutamente giapponese: gli occhi a mandorla e i fari allungati sono il punto d’origine di linee molto sinuose, che continuano poi nei montanti del parabrezza. Il paraurti prominente, i passaruota che paiono siliconati e la linea di cintura a onda danno alla Suv-Crossover giapponese un’aria piuttosto muscolare. L’abitacolo è sulla stessa lunghezza d’onda, con un taglio dinamico e sportivo. La strumentazione, composta da tre indicatori circolari, ha un ruolo di primo piano e viene messa in risalto da una doppia palpebra. Nel centro della plancia spicca la corta leva del cambio automatico a sei marce, montata in posizione rialzata per facilitarne l’azionamento. Sotto il cofano c’è un motore a iniezione diretta di benzina 2.3 turbo da 244 cavalli a 5000 giri/min e una coppia di 350 Nm.
Niente male, anche se sul nostro mercato un diesel sprintoso farebbe la felicità dei concessionari. La potenza può essere scaricata sulle ruote anteriori oppure può essere affidata alla centralina del sistema Active Torque Split All-Wheel Drive che provvede a inviare fino al 50 per cento della coppia alle ruote posteriori per ottimizzare la motricità. L’elettronica gestisce in modo integrato anche i controlli della stabilità e della trazione, oltre all’Abs, che vigila su un impianto frenante interamente composto da dischi ventilati. [f.mor.]
Cooper D, la potenza del diesel
Non potendo modificare il design, per non perdere un favore che dura da decenni, la famiglia Mini sviluppa le proprie potenzialità sotto il cofano. Al salone ginevrino di marzo sono state presentate due nuove versioni molto attese dal mercato italiano: la Mini One, “storica”entry level del mondo Mini, e la Mini Cooper D, versione a gasolio che abbina prestazioni brillanti a bassi costi di gestione. Due interessanti vetture che ora debuttano sul mercato italiano.
La One è spinta da un inedito motore 1.4 benzina da 95 cavalli, caratterizzato da un comando valvole interamente variabile, sulla base della tecnologia Valvetronic della Bmw. Più interessante per il nostro mercato è la nuova Mini Cooper D. Innanzitutto perché fino ad oggi l’allestimento sportivo Cooper non era mai stato abbinato alla motorizzazione a gasolio. In secondo luogo per via del propulsore: il nuovo quattro cilindri 1.6 Common rail da 110 cavalli, in alluminio. Quest’ultimo, sviluppato in joint venture con Psa Peugeot Citroën, è un motore particolarmente brillante che sfrutta un turbocompressore con turbina a geometria variabile. E poi c’è la nuova funzione di overboost che consente alla Mini Cooper D partenze comparabili, in termini di spunto iniziale, a quelle della più potente Mini Cooper S. [f.mor.]
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!