La sindrome del supereuro
«Il supereuro è un rischio per il turismo italiano. Dopo l’11 settembre, la guerra in Iraq e la Sars ora ci si mette anche l’apprezzamento dell’euro. Siamo al limite». Denuncia così il Presidente della Fiavet (Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo) Giuseppe Cassarà «e se non arriveranno le misure richieste» prosegue «siamo pronti alla mobilitazione». «Con un euro così forte» sottolinea il presidente dell’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) Amedeo Ottaviani «ci sarà un calo di turisti provenienti dall’area del dollaro» che significa meno turisti statunitensi e canadesi in entrata, soprattutto per i viaggi di gruppo e per gli incentivi. A soffrire di più saranno non solo tradizionali mete come le città d’arte, ma anche i centri minori oggetto di promozione da parte delle Regioni. Ottaviani si augura che saranno prese misure urgenti per arginare gli effetti del supereuro, soprattutto è necessario abbassare i costi degli spostamenti e puntare su una forte promozione. I rappresentanti delle associazioni delle imprese turistiche concordano sul fatto che se la situazione non dovesse mutare radicalmente sarà necessario prevedere misure di sostegno, come gli ammortizzatori sociali. Ma l’euro si è apprezzato parecchio anche nei confronti dello yen e questo significa che forse vedremo meno frotte di giapponesi. Sarebbe autolesionistico perseverare in una tale politica monetaria che riduce le esportazioni e gli ingressi dall’estero. Speriamo si applichino correttivi che generino un bilanciamento dei cambi. La parola ora alla Banca centrale europea.
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