Il coraggio che serve per dare la pace alla Terra Santa
Lui vive tutti giorni blindato, sotto scorta, non ha più vita privata, non ha più libertà. Non è un capo di Stato, ma un semplice giornalista. Lui scrive, gli altri leggono. Tutto qua. Ma proprio per questo rischia la vita. È Magdi Allam, e questa sera (giovedì 7 giugno) a Milano al teatro dal Verme vi sarà la presentazione del suo nuovo libro pubblicato dalla Mondadori, Viva Israele. Allam sostiene che fino a quando in Medio Oriente l’islam non riconoscerà il diritto all’esistenza di Israele non ci potrà essere pace, perché proveranno sempre a cancellare lo Stato ebraico. Anche per questa tesi deve vivere nascosto, i fondamentalisti gli danno la caccia.
Ricorre in questi giorni il quarantesimo anniversario della Guerra dei Sei Giorni. Chi dà ragione ad Allam vede in quel conflitto l’ennesima conferma. Gli israeliani minacciati di distruzione furono costretti a reagire, e vinsero, conquistando nuovi territori che nel 1967 furono subito offerti a Egitto e Giordania in cambio del riconoscimento. Ebbene, la risposta fu “No”. La stessa che ricevette nel 2000 Ehud Barak quando provò a raggiungere la pace con Yasser Arafat. Pochi giorni fa, Muhammad Nimr al Zaghmout, presidente dell’Islamic Palestinian Council in Libano, alla televisione al Kawthar, ha detto che la profezia coranica è uccidere tutti gli ebrei. Altri lo hanno ripetuto ai nostri media. Di solito i giornalisti non ribattono ai proclami dell’odio, non commentano, non chiariscono quale pericolo venga da simili parole. Magdi Allam, invece, risponde.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!