Cosa fanno un francese, un belga e un italiano nell’urna? Votano a destra

Di Tempi
14 Giugno 2007

Povera Parigi dei Lumi, che dall’alto della sua bella e leggendaria Ségolène ha tentato invano di fermare il fiume in piena di Sarkozy. In Francia la sinistra è stata azzerata e passeranno anni prima che possa tornare al governo. Ma succede così un po’ ovunque in Europa. Il “progressista” è ormai un anziano signore aristocratico che detta legge ai vertici dell’industria culturale, ma non ha più alcuno slancio vitale. I media italiani non se ne sono ancora accorti, ma stanno cambiando molte cose in Europa. E tutto lascia prevedere che le elezioni europee del 2009 ci consegneranno un Parlamento in cui la componente rosso-verde sarà ridotta a percentuali lillipuziane. Prendete le mitiche socialdemocrazie scandinave: dalla Svezia all’Olanda, dalla Danimarca all’Islanda, hanno svoltato bruscamente a destra, stanno procedendo a radicali riforme dello Stato assistenziale e ricominciano a rimettere mano a legislazioni che hanno indebolito l’educazione dei giovani, la famiglia, la sicurezza sociale e minato le fondamenta della società con la suicida ideologia multiculturalista. Stessa cosa succede nel più politicamente corretto dei paesi dell’Unione, il Belgio, il paese dei matrimoni gay e dei bambini alla carta, dell’immigrazione islamica finanziata con i sussidi statali e una società disfatta alle radici da fenomeni come la pedofilia. Anche il Belgio, che fino a domenica scorsa è stato governato dal centrosinistra, oggi rischia la secessione del Nord (le Fiandre) e avrà un governo a guida democristiana. Per non parlare di quello che succede nei paesi dell’Est divenuti membri dell’Unione. Dai paesi baltici all’Albania, l’orizzonte ideale e politico non sta più nell’Ue, ma è incarnato dalla figura di un presidente americano che viene accolto come un liberatore da Riga a Tirana. E c’è che nemmeno il thatcheriano Blair salverà dalla sconfitta il più moderno dei partiti laburisti europei. Infine c’è la Spagna, dove anche grazie alla scellerata politica socialista di apertura all’Eta (politica che ora si ritorce contro il governo di Madrid), per Bambi Zapatero e il suo surreale “socialismo della cittadinanza” è iniziato il conto alla rovescia.

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