Bernocchi, Onfray e aristogatti. E poi si scandalizzano se leggiamo solo Consorte

Di Tempi
14 Giugno 2007

Che la stampa unionista si mobiliti per raccontarci l’epopea di 200 autonomi o 20 mila cobas Bernocchi, già questo spiega la disaffezione crescente tra i lettori. Che poi, per raccontare il tracollo della sinistra francese il Corriere della Sera non trovi di meglio che intervistare Michel Onfray, modesto filosofo che nel 2007 vota ancora Lega Comunista Rivoluzionaria, la dice lunga sullo stato delle nostre élite giornalistiche. Ma ci credono sul serio così fessi da non percepire la distanza siderale che corre tra la vita del popolo e la solidarietà della bella Rodotà all’assessora con delega agli aristogatti ? Riempiono paginate di minchiate radical-chic. E poi volete che uno non compri i giornali solo per leggere le intercettazioni degli uomini superiori? Eh, già, loro sono mica come quel depravato di Berlusconi. Eh, già, loro sì che sono bravi a fare i soldi. E a farci pure la morale senza neanche un filo di sudore. Banca? Hai detto che abbiamo una banca? Massì, come diceva Fassino «abbiamo una banca». E non solo. Come spiegava Consorte a D’Alema: «Abbiamo una banca» e «vale la pena a un anno dalle elezioni». E D’Alema a Consorte: «Va bene, vai!». Che dire, poi, di quel volgare “furbetto del quartierino”? Che dire delle telefonate di Latorre, uomo di D’Alema, che chiama Ricucci e gli dice: «Ecco il compagno Ricucci all’appello. Ormai sei diventato un pericoloso sovversivo rosso». E Ricucci a Latorre: «Ho preso da Unipol, io. Tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol». E poi si lamentano se l’Italia che vota e che lavora oggi domanda: scusate, ma perché Prodi e D’Alema non vanno a casa?

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