Il don e l’Elefante.

Di Tempi
14 Giugno 2007
L'amicizia coniugale spiegata da Ventorino e Ferrara contro le ninne nanne relativiste

Un’ennesima consacrazione della famiglia come Dio, natura e ragione comandano, viene da un volume in libreria la prossima settimana. Si intitola L’amicizia coniugale (Marietti 1820). è stato scritto dal teologo siciliano don Francesco Ventorino e benedetto da una elegiaca postfazione del direttore romano Giuliano Ferrara. Il libro si colloca in quell’ambito di aperta e distesa battaglia culturale che si sta agglutinando in Italia in controtendenza al conformismo bacchettone che predica relativismo e indifferenza sessuale. Dimostra Ventorino e applaude l’Elefantino, non è che risultasse soltanto a Tommaso D’Aquino che «è l’uso della facoltà sessuale contro o oltre l’ordine della ragione a generare nell’uomo una inquietudine profonda». Ferrara irride il moderno culto delle relazioni vagabondeggianti («Il libertinaggio è una ninna nanna in confronto all’ardore di desiderio di un’amicizia coniugale castigata, virginale, chiusa, leale e insieme estroversa, sicura della propria potenza di conversione e di conversazione») ed esalta l’indissolubilità del matrimonio: «L’indissolubilità, che non è nelle carte e nelle formule, è tuttavia nelle cose dette e promesse nel nome di qualcosa di diverso dalla solidarietà umana e ad essa perfino superiore, in faccia a quell’essere della realtà con il quale si viene a patti finendola di fare i capricci». A conferma di quel che scrive don Ventorino: «Il matrimonio ha un’interferenza positiva sulla vita del popolo, poiché questo legame diventa esempio di ogni altra compagnia». Finitela di avere Grillini per la testa e smettetela di fare capricci. Diventate grandi, non regalatevi pasticcini Bindi. Crescete e moltiplicatevi. Insomma, avanti o popolo.

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