Cosa insegna all’Italia il presidente amerikano
Bastano due fotografie. Sono state scattate entrambe negli stessi giorni. Nella prima c’è George W. Bush, presidente degli Stati Uniti d’America, a Praga che stringe le mani dei dissidenti arabi e russi e cinesi. Nella seconda c’è Massimo D’Alema, ministro degli Esteri del nostro paese, che stringe le mani del presidente siriano Bashar al Assad. Chi sta difendendo di più i diritti umani e la libertà? Chi incontra e così legittima il parlamentare siriano mandato in carcere per aver chiesto democrazia e chi invece sostiene il dittatore di Damasco? Chi è il progressista e chi il conservatore? Chi sta dalla parte dei deboli e chi da quella dei forti? Chi da quella della giustizia e chi è con l’oppressore? Chi si sta muovendo solo per cinico calcolo e chi, senza andar contro ai propri interessi, sta cercando anche di promuovere ideali?
Non sarebbe anche nell’interesse italiano difendere e finanziare e rafforzare i dissidenti “futuri leader democratici” dei paesi arabi? Non sarebbe nostro interesse rafforzare l’antagonista democratico, possibile antidoto alla drammatica e falsa scelta tra fondamentalisti e regimi? Scelta falsa perché i secondi armano i primi, la Siria e l’Iran armano Hezbollah, l’Iraq di Saddam Hussein dava soldi ai kamikaze. Scelta miope, perché lascia nelle moschee gli unici spazi di libertà e di possibile opposizione ai regimi. Chi si sta opponendo a questa politica estera italiana? Le due fotografie mostrano senza pietà la realtà e ce la sbattono sotto gli occhi. Come andava accolto Bush a Roma?
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