Obbligo di pillola
«Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave ed immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento». Così recita l’articolo 22 del Codice deontologico dei medici. Eppure il presidente dell’Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte, con un articolo sul Messaggero Veneto, il 15 aprile scorso, ha voluto spiegare le “sue” nuove linee guida. Per la pillola del giorno dopo, ha scritto, «non basta appellarsi all’obiezione di coscienza. Dato il diritto del paziente a una prestazione che l’ordinamento giuridico riconosce come dovuta, il medico obiettore deve darsi da fare per reperire un altro medico non obiettore che prescriva alla paziente la pillola e, qualora non dovesse trovarlo o i tempi non lo consentissero, è costretto a fornire la ricetta».
La ribellione di trenta dottori
La reprimenda è apparsa ad alcuni medici friulani una palese violazione del Codice deontologico e una soppressione del diritto all’obiezione. Francesco Comelli, firmatario con altri trenta medici di una lettera che chiedeva lumi sulle parole di Conte, così s’esprime con Tempi: «Siamo perplessi per il metodo utilizzato per una comunicazione così importante. Il comitato nazionale di Bioetica già nel 2004 ritenne all’unanimità da accogliersi la possibilità per il medico di rifiutare la prescrizione o somministrazione della pillola. Anche l’articolo 22 del Codice deontologico precisa che tale libertà di prescrizione può essere derogata solamente quando esista un “grave ed immediato nocumento per la salute della persona assistita”, circostanza che non ricorre, ovviamente, nel caso della pillola del giorno dopo». A carico dei trenta firmatari sono piovute le solite insinuazioni («papisti, ciellini, reazionari»). Accusati da un esponente dei radicali locali di rispondere ai diktat del Vaticano, hanno rischiato di essere denunciati. Quando la Procura ha rigettato la denuncia, la Rosa nel Pugno ha portato in parlamento la querelle per chiedere al ministro della Salute di provvedere ad un’ispezione.
L’Ordine udinese si è segnalato anche per un’altra iniziativa. Ha organizzato un convegno sul testamento biologico con l’intento di promuovere un testo mutuato da quello proposto da Umberto Veronesi, offrendolo alla sottoscrizione dei cittadini. Nonostante l’ampio risalto dato al convegno sulla stampa locale, la partecipazione è stata ridotta. Pochissimi i testamenti biologici firmati dai medici. L’opzione proposta dal modulo prevede, tra l’altro, la sospensione di trattamenti quali l’alimentazione e l’idratazione assistita, senza precisare di quale tipo di malattie si tratti né quali siano le implicazioni che le malattie stesse potrebbero avere per il paziente. Il senatore Giulio Camber (Fi) e gli onorevoli Luca Volontè (Udc) e Angelo Compagnon (Udc) hanno portato la questione in parlamento. Hanno posto al ministro della Salute e a quello della Giustizia alcune considerazioni sul rischio che modelli così astratti aumentino le difficoltà di comunicazione e di scelta fra paziente, parenti e curanti. Il vero rischio è quello di introdurre, attraverso la sospensione di idratazione e alimentazione, la pratica dell’eutanasia omissiva.
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