Una scuola dove si può ancora «seguir virtute e canoscenza»

Di Valenti Annalena
14 Giugno 2007

Mentre le scuole giornalisticamente riconosciute concludono l’anno a uova e vandalismi, altre portano in scena rappresentazioni di grande livello fatte da ragazzi che maestri degni hanno commosso alla bellezza. Le forti parole dell’Iliade si alzano nel teatro del Collegio della Guastalla. Gli attori sono ragazzi di seconda media, che recitano con passione e abilità scenica i versi del maestro Omero. Piangiamo insieme a Elena la morte di Ettore perché quelle parole segnano noi e i nostri ragazzi ancor oggi: «Io non ho più chi m’ami o compatisca». Perché la questione è tutta lì. Così che assistere alla commovente e perfetta rappresentazione fatta dai ragazzi del liceo delle “visioni infernali” del maestro Dante conferma la questione. Si lamentino pure i professori giornalisticamente riconosciuti ma il punto è il «fatti non foste a viver come bruti». Ma per seguire «virtute e canoscenza» ci vuole un impatto di fascino. Come quello dei maestri di quei ragazzi, Ferrario e Gomarasca. «Amor mi mosse, che mi fa parlare».

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