Non basta una sigla nuova

Di Bottarelli Mauro
21 Giugno 2007
«Perché fanno il Partito democratico se poi restano con Prodi e i massimalisti?». Per Formigoni la sinistra nasconde qualcosa

«Cominciamo col dire che il risultato della Cdl al Nord è stato clamoroso e in Lombardia ancora più netto. Se il risultato delle urne per il centrosinistra è stato negativo a livello nazionale, al Nord e in Lombardia è stato di-sastroso. Questo lo avevamo facilmente previsto da tempo». Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, non ha dubbi sui motivi che hanno portato il centrosinistra alla sua Caporetto alle amministrative: «La questione fiscale, prima di tutto. Questo è un governo che doveva far piangere i ricchi e invece ha fatto incazzare i ricchi e fatto piangere tutti gli altri. La questione dell’impresa e del lavoro questo governo non solo ficca le mani nelle tasche degli italiani ma pretende di mettere il naso nell’organizzazione dell’impresa: l’ostilità alla legge Biagi che invece sta dando frutti enormi per l’aumento dell’occupazione oppure l’ultimo provvedimento in base al quale se non hai un certo numero di dipendenti vuol dire che stai andando in nero. Inoltre è un governo che si è messo contro i “valori”: i Dico, l’atteggiamento sulla famiglia, sulla droga con l’aumento della dose consentita. Il Nord sa cos’è la famiglia e tutela i propri giovani. La prepotenza di questo governo poi la si vede sulla legge salvadebiti, ovvero si picchia a livello fiscale sulle Regioni virtuose per poi regalare tre miliardi di euro a chi ha sforato i conti. Fisco, lavoro e impresa, i valori, la prepotenza del governo: ecco i quattro punti».
Non le pare ora di dar vita a una sorta di coordinamento tra le grandi Regioni del Nord che hanno detto “no” al governo Prodi, una sorta di via riformista al federalismo?
Volendo essere cinico io dico che a noi come parte politica va bene se vanno avanti così. Ci pensino un po’ loro. Io sono da sempre coerente: occorre una politica diversa verso l’impresa, verso le infrastrutture, una politica fiscale per permettere la ripresa. Per quanto riguarda gli altri pongo alcune domande: perché la sinistra riformista ha formato un nuovo partito? Che bisogno c’era, se la politica è quella di prima, alleanza stretta con la sinistra radicale e sostegno al governo Prodi? Avete preso un grande abbaglio o ci state nascondendo qualcosa? La seconda domanda è agli esponenti di sinistra del Nord che si agitano sul fatto che il Partito democratico deve essere organizzato su base federale: il Pd del Nord di cui voi parlate in che cosa si differenzierà nelle scelte politiche da quello nazionale? Perché se avete delle proposte politiche diverse, probabilmente gli elettori torneranno ad ascoltarvi ma se il federalismo è soltanto un’esigenza organizzativa per mandar qualcuno di voi nel comitato, il Nord che vi ha già voltato le spalle continuerà ad allontanarsi.
Governatore, ha senso parlare di un governo di transizione?
Non ha senso auspicare un governo tecnico. È chiaro che vedendo un risultato elettorale simile un’opposizione seria chiede elezioni anticipate ma i tre partiti della Cdl offrano un’alternativa. Se l’esecutivo non vuole le elezioni anticipate facciano una proposta. Governo tecnico, tecnico-politico, di decantazione, del presidente, istituzionale. L’importante è arrivare a un governo che faccia poche cose e ci porti al voto nel 2008: legge elettorale, Dpef, Finanziaria, riforma delle pensioni. Poi si torni alle urne.

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