Eltoukhy combatte il fanatismo augurando buon Pesach agli ebrei

Di Colombo Valentina
21 Giugno 2007

Un muftì saudita ha dichiarato, e non è il solo, che «tutti concordano sul fatto che fare gli auguri agli infedeli è vietato». Ebbene, Hesham Eltoukhy, trentacinquenne, egiziano di Alessandria, ha deciso che la sua rivoluzione contro gli estremisti islamici inizierà proprio dagli auguri ai non-musulmani. Il 21 marzo, equinozio di primavera, si è ricordato delle minoranze in Medio Oriente: «Che in questo giorno gli afghani possano festeggiare il capodanno afghano senza che alcuna testa venga mozzata né alcuna schiena flagellata dai talebani! Che la minoranza curda possa a sua volta festeggiarlo nonostante sia disseminata in Turchia, Iran, Siria, Iraq e nel mondo intero! In Egitto, che i Bahai possano celebrare la loro festa senza essere oppressi dalla maggioranza!». Le reazioni integraliste a questi sinceri auguri non sono mancate. Accuse piene d’odio, di razzismo e minacce. Tuttavia Hesham non si è fermato.
L’8 aprile scorso ha rivolto gli auguri di Pasqua prima ai cristiani, poi e soprattutto agli ebrei, bersaglio prediletto delle prediche integraliste, ricordando che «molti arabi musulmani oggi sono discendenti degli ebrei, anche se li maledicono dicendo: “Scimmie e maiali”» e che «nel 1917 in Egitto vivevano 59.581 ebrei egiziani – egiziani da capo a piedi. Nel 1956 ce n’erano 60 mila di cui circa 20 mila furono costretti a emigrare tra il 1956 e il 1961. Oggi nel 2007 non ne sono rimasti che 300». Lo stesso vale per l’Iraq, dove dei 200 mila ebrei del 1939, nel 1976 ne rimanevano 400, e per il Marocco, dove i 280 mila ebrei oggi sono ridotti a circa 5 mila. «Ciononostante gli ebrei arabi continuano a celebrare le feste in silenzio, dimenticati. E amano con passione le loro nazioni d’origine che li hanno trattati con crudeltà. Il minimo che possiamo fare non è forse dire loro: “Ebrei arabi, buon Pesach”?». L’appello di Eltoukhy alla memoria storica degli arabi riporta alla memoria la mirabile pellicola di Pierre Rehov, The Silent Exodus, ma vale mille volte di più, perché pronunciato da un coraggioso arabo. valentina.colombo@imtlucca.it

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