Nasconditi fra le buone intenzioni
Mio caro Malacoda, ti giro una lettera pervenuta alla redazione del giornale che intercetta da quasi un anno la nostra corrispondenza e la pubblica mettendoci alla berlina. Se pubblicherà anche questa, potremo sempre dire che il tono della nostra conversazione era sarcastico, o che c’è un complotto contro di noi. Dice l’autrice della lettera che non si capisce che a scrivere questa rubrica è un diavolo. Ma è semplicemente meraviglioso. Un successo. Il nostro più grande successo. Ricordati, mai dare prova certa della nostra esistenza. Il diavolo non c’è. Se ci fosse, sarebbe un imperialista americano, impegnato a scatenare guerre, oppure un capitalista a capo di una multinazionale tentacolare, tutto teso ad arraffare denaro e ad affamare popolazioni. Potrebbe anche assumere le fattezze di un costruttore di armi o di un produttore di organismi geneticamente modificati. Sicuramente amerebbe cacciare e anche la boxe. Non andrebbe mai in giro in bicicletta perché per passione avrebbe quella dell’inquinatore. Nel caso non costruisse automobili sarebbe sicuramente un palazzinaro. Vedi, noi siamo riusciti a persuadere gli uomini che tutta questa gente (e insieme a loro i commercianti, le partite Iva, gli evasori fiscali, i mafiosi, i pedofili soprattutto se preti, senza andare troppo per il sottile) non ha bisogno del diavolo per fare quello che fa; questa gente “è” il diavolo. Il diavolo in carne e ossa.
Non è singolare questo capovolgimento della realtà? L’opera del Nostro Nemico è stata quella di incarnarsi, di rivestire di pelle, carne e ossa il Logos, ma non c’è verso di farglielo capire, ancora dopo duemila anni molti funzionari della Sua religione continuano a parlare di “spiritualità”. Il padre nostro nella sua caduta non è riuscito ad acquisire un solo grammo, è diventato sì il signore di questo mondo, ma al prezzo di restare un puro spirito. Quello che molti preti non riescono a capire è che la nostra opera è integralmente spirituale. E dire che gli basterebbe leggere il Vangelo: «Non quello che entra nella bocca contamina l’uomo; ma è quello che esce dalla bocca, che contamina l’uomo!». E noi dobbiamo adoperarci perché dalla bocca dell’uomo escano per quanto più possibile delle buone intenzioni. Il nostro problema non è pervertire le azioni dell’uomo, ma pervertirne il pensiero dandogli l’illusione di combattere per una causa giusta. Il male materiale può essere occasionale e riparabile, quello spirituale (il famoso peccato contro lo Spirito) si radica in profondità, si struttura, si attrezza. Può convivere a lungo con le buone maniere, con la raffinatezza di gusti, con l’amore per l’arte e l’ostentazione di un sincero umanitarismo, ma quando passa all’azione è devastante. L’abbiamo dimostrato con l’ideologia della razza, con l’ideologia della classe, ci stiamo battendo con onore sul fronte della “qualità della vita”, ci resta una frontiera: la morte. Anche qui il trucco è semplice, ed è semantico: testamento biologico. Il testamento è un atto che certifica le volontà di un uomo dall’istante dopo la sua morte, basta spostare questo limite a un istante prima. Spero di aver ulteriormente confuso la nostra lettrice, ciao.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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