Provaci davvero Sarko
Parigi
Al termine di una lunghissima e vittoriosa campagna elettorale, il nuovo presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, sostenuto da una solida maggioranza parlamentare, deve ora dimostrare nei fatti di essere l’uomo della situazione, in grado di risolvere la crisi sistemica che ha spinto il paese in una spirale depressiva pericolosa, perché ha finito con il rendere i francesi estremamente chiusi in se stessi e diffidenti quasi per principio. Da qui il timore del mondo esterno, considerato a priori come una potenziale minaccia; oppure l’esasperazione espressa contro la “casta” dei politici; o ancora, e soprattutto, l’irritazione diffusa degli uni contro gli altri, considerati per esempio dei privilegiati perché ricevono un aiuto dallo Stato o anche solo perché sono funzionari pubblici. Tutto questo contribuisce allo sgretolamento di una coesione sociale senza la quale diventa estremamente difficile far accettare un progetto collettivo e quindi le riforme necessarie al paese.
Quanto sia grave la situazione lo dimostrano gli impressionanti risultati di un sondaggio dell’istituto Bva, pubblicato lo scorso dicembre, secondo il quale il 48 per cento dei francesi ritiene possibile e anche probabile di trovarsi un giorno costretto a vivere in mezzo alla strada, senza casa e senza lavoro. È probabile che questo sia uno degli effetti devastanti della disoccupazione di massa, strutturale, che dall’inizio degli anni Ottanta si mantiene in Francia attorno al 10 per cento. Non per nulla Sarkozy ha promesso che tra cinque anni la disoccupazione scenderà al 5 per cento e i primi provvedimenti in programma mirano proprio a stimolare i consumi e la crescita economica.
In discussione c’è il cosiddetto pacchetto fiscale, che dovrebbe stimolare i consumi permettendo l’aumento di un punto percentuale della crescita economica. Per agevolare l’acquisto della prima casa sarà possibile dedurre dalle imposte il 20 per cento, per i primi cinque anni, degli interessi sui prestiti immobiliari, con un ritorno medio valutato dagli esperti a circa 1.000 euro all’anno. Per poter trasmettere ai propri cari “il frutto di una vita di lavoro”, secondo la formula di Sarkozy, i diritti di successione per il congiunto saranno esonerati d’imposta e l’abbattimento sarà di 150 mila euro per i figli. Altre due misure con un forte potere simbolico sono lo “scudo fiscale”, che metterà un tetto del 50 per cento sul totale delle imposte alle quali può essere soggetto un contribuente, e la defiscalizzazione delle ore di straordinario, che almeno in teoria dovrebbe permettere di “guadagnare di più lavorando di più”, sempre secondo una formula di Sarkozy. Lo slogan ha però mostrato i suoi limiti, perché le griglie contrattuali (quadri, personale con contratto a tempo indeterminato, contratto interinale eccetera) sono talmente diversificate che gli esperti non sono sicuri che la legge possa essere applicata correttamente e senza difficoltà dalle aziende.
Facendo le somme, se si considera che, stando a dati del 2002, oggi non pagano imposte nove successioni su dieci tra congiunti e otto su dieci per gli eredi in linea diretta, che lo scudo fiscale al 60 per cento è utilizzato solamente da 1.400 dichiarazioni fiscali congiunte sulle 93 mila che ne avrebbero diritto, e che questi provvedimenti costeranno alle casse dello Stato tra gli 11 e i 15 miliardi di euro all’anno, l’efficacia del pacchetto rischia di rivelarsi modesta. Tanto più che, secondo gli analisti, i problemi economici francesi non vengono da una debolezza congiunturale dovuta a un problema nei consumi, che allora richiederebbe effettivamente una politica della domanda, ma sono di tipo strutturale e riguardano in particolare la competitività e la possibilità di sviluppo delle piccole e medie imprese, che in Germania per esempio sono floride e contribuiscono in modo essenziale alle esportazioni e all’attuale ripresa economica del paese.
Un altro provvedimento simbolico è il “servizio minimo garantito”, che avrebbe dovuto essere approvato entro la fine di luglio per garantire la continuità del servizio nei trasporti collettivi per alcune ore della mattina e del pomeriggio anche in caso di sciopero. Di fronte all’opposizione dei sindacati il governo ha preferito ripiegare su una generica legge quadro che sarà discussa tra le parti sociali di ogni singola azienda, che poi è un modo come un altro per sbarazzarsi del problema. A lasciare perplessi è anche il progetto di legge che inizialmente avrebbe dovuto rendere più pesanti e automatiche le pene per i recidivi, compresi i minori tra i 16 e i 18 anni. Dato però che la Costituzione indica che è il giudice a dover decidere in piena autonomia, per aggirare l’ostacolo nella legge è stata inserita la possibilità per un magistrato di non applicare le pene previste a condizione che motivi per iscritto la ragione della sua decisione.
E a proposito di giustizia, se Sarkozy è stato abile nell’affidare il ministero della Giustizia a Rachida Dati, donna competente, figlia di immigrati poveri e maghrebini e per questo simbolo forte d’integrazione dovuta al merito personale, l’operazione non serve a nulla se poi tra i neoeletti deputati non ce n’è uno che viene dall’immigrazione maghrebina o africana. I primi segnali del nuovo corso mostrano che le efficaci strategie che hanno permesso a Sarkozy la conquista del potere, la sua strutturata e convincente retorica, la sua capacità nel comunicare attraverso i media, faticano a scalfire la realtà. Certo, già si sapeva che non sarebbe stato semplice riformare in profondità un paese dove in troppi hanno paura della loro ombra, ed è possibile che da qui alla fine del suo mandato Sarkozy riesca davvero a realizzare il suo progetto di rinnovamento ma, viste le prime indicazioni, a una valutazione entusiastica sembra più opportuno preferire una benevola prudenza.
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