Il gladiatore Susanna e le signorine del calcio a cinque
Forse le persone “normali” possono pensare che una come me, immobile in un letto, attaccata ad un respiratore, non abbia dei sogni, non abbia desideri. Invece sbagliano. Anche io provo tutte queste cose, perché, anche se il mio corpo è immobile, il mio cervello “gira” molto velocemente, la mia fantasia vola in alto, come le rondini che vedo volare dalla mia finestra. Anche i miei pensieri danzano come foglie al vento. Io adesso desidero una cosa che potrà sembrare assurda: desidero una carrozzina che mi permetta di abbandonare, anche momentaneamente, questo letto che mi imprigiona. Per alcuni sembrerà un desiderio folle, ma per chi come me ha dovuto cambiare il suo modo di vivere all’età di 35 anni, sembrerà una cosa normale. Prima, anche io, pensavo che le cose futili fossero importanti, ero convinta che ritardare a un appuntamento fosse cosa grave. Ora ho appurato che tutte quelle “piccolezze” erano stupidaggini. Ora le cose importanti, sono continuare a vivere giorno dopo giorno. So che per me è difficile, si possono verificare dei problemi ogni giorno, perché la mia salute è precaria, ma io guardo con serenità ed ottimismo al domani. Perché noi dobbiamo avere molto coraggio e grinta per andare avanti, e per dare forza a quelli come noi, che si sentono sconfitti dalle malattie. Dobbiamo farci portavoce dei problemi a cui andiamo incontro tutti i giorni, e soprattutto far capire a tutti che noi esistiamo. Forse non saremo più “normali”, però esistiamo anche noi, e anche nella nostra condizione, siamo felici. Siamo contenti di scegliere di vivere. Certo, il supporto familiare è molto importante, oserei dire fondamentale, però noi dobbiamo fare forza su noi stessi, per convincerci che non finisce tutto con la malattia, ma inizia una nuova vita, con altre priorità. Forse abbiamo bisogno di una spinta per capire che, comunque, siamo fortunati, che possiamo ringraziare di essere vivi. Dobbiamo ringraziare di avere una famiglia presente, che ci aiuta e ci sprona ad andare avanti. Però io voglio incitare tutti i miei amici di sventura che dobbiamo lottare come gladiatori, per la vita, per farci coraggio l’un l’altro, così saremo più forti. Organizziamoci tutti insieme, e diciamo no alla nostra malattia. Dobbiamo ribellarci, e non ci farà più paura niente e nessuno. Spero che le mie parole possano essere d’aiuto a qualcuno, penserò di aver raggiunto almeno lo scopo di aver aiutato una persona che si era persa. Ciao a tutti.
Susanna Campus Sassari
Susanna è la malata di Sla di cui abbiamo parlato su Tempi. Ha scritto questa lettera con gli occhi e il sintetizzatore vocale (e Dio sa quanta fatica deve aver fatto). Come si capisce bene dalle sue parole i problemi dei malati di questa malattia sono molti, ma molti di più sono i loro desideri e le loro aspettative. Questo dovrebbero iniziare a capirlo anche i radicali, se solo avessero le orecchie per ascoltare. E Giovanni Nuvoli, se fosse sottratto alle loro “cure”. L’Italia è piena di gladiatori come Susanna.
La manifestazione del “Roma Pride” del giugno scorso è stata patrocinata da soli 8 soggetti e ben 4 erano relativi al mondo dello sport. Se può non meravigliare la partecipazione “politica” degli uffici sportivi del Comune di Roma e della Regione Lazio lascia invece attoniti il patrocinio della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) anche se solo tramite la sua rappresentanza della “Divisione calcio a 5”. Patrocinare un evento vuol dire condividere le sue motivazioni e la forma. Il “Documento Politico” della manifestazione riporta fra l’altro questi due paragrafi: «Un popolo che respinge il tentativo di imporre all’Italia la sovranità limitata congegnata da uno Stato straniero, il Vaticano, che strumentalmente utilizza il diffuso sentimento religioso, per accarezzare sogni neo teocratici»; «L’attacco alle libertà delle donne, delle lesbiche, dei gay, dei e delle trans, rappresenta l’ultima frontiera di uno scontro epocale, che Raztinger vuole portare fino alle estreme conseguenze». Sono uno fra i migliaia di genitori impegnati settimanalmente a far sì che i miei figli ed i figli dei miei amici possano praticare in maniera seria l’attività sportiva all’interno di una associazione dilettantistica; sono uno dei migliaia di genitori che tutte le domeniche accompagna una delle migliaia di squadre giovanili a disputare partite organizzate dalla Figc. La realtà è che i milioni di bambini che ogni domenica affollano i migliaia di campi da gioco grazie all’organizzazione della Figc dimostrano tutto il contrario di quello che è stato affermato nel raduno di Roma. Fra l’altro sono centinaia le associazioni sportive che disputano i campionati della Figc legate ad oratori ed a organizzazioni educative ecclesiali. Non credo si possa continuare ad iscrivere le loro squadre ai campionati della Figc, iscriverle da chi palesemente è contro l’impostazione educativa e formativa della Chiesa. Mi rivolgo quindi a Carlo Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Dilettanti di cui la Divisione Calcio a 5 fa parte presieduta da Fabrizio Tonelli. Prenda posizione rispetto a quanto ho scritto. Reagisca, chiarifichi ed eventualmente, come spero, corregga.
Manfredi Limentani presidente
di una delle migliaia associazioni sportive dilettantistiche
Si vede che il calcetto è un gioco da signorine.
Il ministro Barbara Pollastrini denuncia un aumento di intolleranza verso gli omosessuali. La notizia è del tutto verosimile: è assai probabile un fastidio crescente a fronte di tanta cagnara. Il popolo italiano ormai da decenni ha imparato a rispettare la diversità sessuale, ma la cagnara può ben provocare reazioni di insofferenza. è sommamente intollerabile che cose del tutto private e personali, quali la sessualità, vengano imposte quale argomento politico primario da parte di forze orfane di idee forti e valide. Gli omosessuali intelligenti rigettino simili interessate “amicizie”.
Luigi Fressoia Perugia
Aumento d’intolleranza? Non però sui campi di calcetto.
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