La promessa del coccodrillo al professore d’islamistica nostrano
Un giorno o l’altro qualcuno dovrà scrivere un libro sui docenti universitari italiani esperti d’islam. Dovrà parlare di Paolo Branca e Stefano Allievi, di Franco Cardini e Massimo Campanini. Dovrà scrivere cercando di capire perché questi eroi da caffè, questi indomiti da salotto, questi paladini della conferenza abbiano così a schifìo di prendere parola quando in Iraq scoppiano le bombe dei terroristi e non quelle degli americani, quando a Londra si sventano gli attentati di al Qaeda, quando a Roma si marcia per solidarietà coi cristiani e loro se ne stanno in cattedra, a casa, a dibattere sul ruolo dell’apostrofo sorseggiando Mecca Cola. Il professore d’islamistica nostrano è esperto solo su come arrangiare la propria postura e su come pettinare al meglio i propri pensieri affinché non si pronuncino parole scomposte e scomode, da “crociati” e da “guerrafondai”. Ne avete visti alla manifestazione di Roma in difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente? Li avete sentiti solidarizzare con la donna marocchina aggredita in viale Jenner a Milano? Li avete mai colti in una qualche (una sola) denuncia contro il terrorismo islamico che non fosse condita di distinguo antiamericani, di prediche interculturali, di richiami all’abbassamento dei toni? Nemmeno noi. Il professore di islamistica nostrano è un tipo serio e posato, con una faccia sempre un po’ smunta, come di uno che ha appena digiunato (è, infatti, di solito, un tipo che piace molto a Gad Lerner). Che ritiene che ogni conflitto sia soltanto una lite da ballatoio, risolvibile con una buona parola o con una riunione di condominio all’Onu. Che si fa intervistare sul settimanale della diocesi e tiene cattedra in una università cattolica, che parla sottovoce per non disturbare il frastuono delle bombe e che al kamikaze chiede solo di pulirsi le scarpe (welcome) prima di farlo accomodare. Il libro dovrà spiegarci nel dettaglio perché questa genìa d’impavidi, pur non entrando mai nel merito dei problemi, trovi sempre una cattedra da cui predicare, un monsignorravasi con cui dialogare, un amosoz con cui cinguettare. Al professore d’islamistica nostrano si dovrà chiedere come abbia potuto, pur tenendo sempre le mani linde in tasca, arraffare così tante consulenze e “progetti interculturali”, finanziamenti per iniziative dialoganti e interreligiose. Al professore d’islamistica nostrano andrà infine domandato se anche oggi, dopo anni passati ad alimentare il coccodrillo che ci vuole divorare, si senta ancora piuttosto bene. Il pasto è quasi ultimato e il coccodrillo avrebbe una mezza idea a chi assegnare il ruolo dello stuzzicadenti.
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