Supercluedo

Di Tempi
05 Luglio 2007
Berlusconi lo dice da mesi che per scalzare Prodi «ci vorrebbe un killer». Ed eccolo lì, l'uomo "nuovo". Ora si scommette su luogo e data del delitto

Rieccolo. Il fantasma del ’98. Quello che per otto lunghi anni ha agitato i sonni di Romano Prodi. Chissà quante volte, nel suo talamo di Bruxelles, il Professore si sarà sognato i volti di Massimo D’Alema, di Franco Marini, di Fausto Bertinotti, quella seduta surreale dove, per un sol voto, il suo governo perse la testa. Adesso ci risiamo.
Silvio Berlusconi lo ripete ormai da mesi che «per scalzare Prodi da Palazzo Chigi servirebbe un killer». E, siccome i sogni son desideri, ecco arrivare il killer perfetto. Quello che ti ammazza piano piano, che ti sorride, ti esalta e poi, come se niente fosse, ti pugnala. Chiamatelo come volete. Chiamatelo Varter (alla romana), chiamatelo San Walter, chiamatelo semplicemente W, il killer ha già un volto, un nome e un cognome: il sindaco di Roma, Walter Veltroni. Guai, però, a dirlo pubblicamente. Varter, così racconta la versione ufficiale, per ora è solamente il candidato favorito alla guida del Partito democratico. Nessuna intenzione di andare a Palazzo Chigi prima del tempo. E non è un caso che negli ultimi giorni sia il diretto interessato, sia il suo compagno di avventura (per lui è pronta la poltrona da vicesegretario) Dario Franceschini abbiano fatto a gara per smentire qualsiasi ipotesi di complotto. «Si voterà nel 2011» ha detto il sindaco di Roma. «Nessun complotto, Prodi durerà tutta la legislatura», ha ribadito il capogruppo dell’Ulivo alla Camera.
Come non credere a due faccette d’angelo come quelle di Dario e Walter. Il fatto è, che nei palazzi della politica, i rumor descrivono tutt’altro scenario. Con Walter al timone del Pd, Prodi ha i giorni contati. Il punto, semmai, è capire quanti giorni di vita ha ancora il Professore. E non è un caso che un giornalista di chiara estrazione prodiana come Gad Lerner, forse preoccupato dal vento che tira, chieda pubblicamente al sindaco: «Caro Walter, perché non vai in Africa invece di fare il segretario del Pd?».

Anvedi come è bravo Varter
Vada come vada, Veltroni si è già guadagnato tutto l’affetto dei suoi compagni di coalizione. Da Rifondazione ai Verdi, passando per l’Ulivo, è tutto un coro di giubilo. Walter è il salvatore della patria e, proprio per questo, la sua discesa in campo non creerà alcun problema al governo Prodi. «Sono assolutamente convinto che la sua discesa in campo – commenta il sottosegretario all’Economia in quota Verdi, Paolo Cento – rafforzi il governo. Lo abbiamo fatto santo, ma è chiaro che se fallisce il governo anche lui paga un prezzo politico. Per questo credo che il governo durerà ancora per un po’. Un pronostico? Le elezioni politiche, lo dico da tempo, ci saranno nel 2010. Non prima». Della stessa opinione Paolo Gambescia, deputato ulivista (lato Ds) ed ex direttore del Messaggero: «Veltroni non pensa minimamente di andare a Palazzo Chigi. Adesso deve organizzare il nuovo partito e gli servirà almeno un anno. Penso piuttosto che, una volta nato il Pd, si dovrà procedere con un rimpasto di governo. La politica è meno cervellotica di quello che sembra. Certo, posso essere smentito domani, ma la discesa in campo di Veltroni, secondo me, non è uno sfratto a Prodi».
Che barba. È mai possibile che nessuno confessi apertamente quello che capannelli di deputati in Transatlantico dicono ormai incessantemente da settimane? Tocca a Cesare Salvi, capogruppo al Senato di Sinistra Democratica (il gruppo di fuoriusciti Ds che fa capo a Fabio Mussi), abbandonarsi ad uno sfogo di sincerità: «Cosa le devo dire, ovviamente il governo Prodi durerà in carica quattro anni. Come faccio a dirle il contrario? In ogni caso il problema non è Veltroni, ma le difficoltà che il governo ha visti i numeri del Senato dove ogni giorno siamo appesi ad un filo. Mettiamola così, Veltroni o non Veltroni, il governo ha le stesse possibilità di sopravvivenza: da quattro giorni a quattro anni».
Onesto anche il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena che se la cava con un semplice «io spero il governo duri fino alla fine della legislatura, ma in ogni caso non cadrà prima di due anni anche perché Veltroni, che forse vorrebbe precorrere i tempi, avrà bisogno di molto tempo per costruire la sua coalizione di centrosinistra». Sceglie il latino un politico navigato come Gerardo Bianco (Margherita, critico nei confronti del Pd): «Simul stabunt, simul cadent». Come a dire, Prodi è come Sansone, se muore lo fa con tutti i Filistei, Veltroni compreso.

Un tram chiamato Prof.
Tutt’altra musica sul fronte opposto, quello della Cdl dove, con un misto di speranze e certezze, hanno già seppellito Romano Prodi. La metafora migliore di ciò che sta accadendo la esprime il capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera, Ignazio La Russa. «Ci sono modi e modi di stare a Palazzo Chigi – spiega – qualcuno, come Prodi, ci resta parcheggiato come una vettura in un garage. Il Professore è come un tram, ormai è arrivato al capolinea e non ripartirà. Veltroni? È la carta della disperazione. Comunque, se devo azzardare una previsione, le dico, anzi sono certo, che si andrà a votare nella primavera del 2008. Se non sarà il centrosinistra a rottamare Prodi ci penserà il referendum elettorale».
Non si sbilancia, invece, il senatore Udc Francesco D’Onofrio («non mi sono mai cimentato in questi giochi») anche se si dice convinto che, la discesa in campo di Veltroni, più che uno sfratto a Prodi «è un tentativo di far dimenticare le cose negative prodotte dal governo». Fatalisti la leghista Carolina Lussana e l’azzurro Guido Crosetto. «Ci vorrebbe la sfera di cristallo – commenta la deputata del Carroccio – ovviamente noi speriamo che nell’Unione si sentano così presuntuosi e vincenti da volersi presentare alle elezioni nella primavera del 2008». «Se sapessi quando cade Prodi – le fa eco Crosetto – giocherei più spesso al Lotto. In ogni caso le faccio notare che Prodi non c’è già più a Palazzo Chigi, è finito. Elezioni? Alcuni miei colleghi dicono 2008, io penso sopravviveranno fino al 2009».
Insomma, quello che è certo per adesso è che il conto alla rovescia è già iniziato. Walter sta scaldando i motori. Prodi, forse, li ha già spenti.

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