Nel paese dei contaballe l’importante è crederci

Ma ci avete fatto caso? Secondo me no. Domenica primo luglio è cominciato ufficialmente il calcio-mercato. Belin, mi sono detto e le balle che stiamo sparando da circa un mese? Ogni giorno su tutti i giornali ci sono nomi su nomi, Kakà al Real, Pato conteso tra Inter e Chelsea, Chivu tra Inter e Barcellona (e ora pure Real). Insomma una catena di Sant’Antonio di notizie sulla cui attendibilità stenderei un velo pietoso. Eppure se i giornali e le televisioni, non solo quelli che si occupano principalmente di sport, non parlano d’altro, rovesciando sul popolo questa messe di informazioni di dubbia provenienza, ci deve essere una ragione. E soprattutto un ritorno. Insomma, a voi le balle piacciono. Compagni e amici, rifletteteci. Altrimenti non comprereste i giornali e non decretereste il successo dei programmi che ciarlano sul nulla. Certo, da un punto di vista con le balle mi mantengo in questa vita da nababbo, però pensavo che ci fosse un limite entro cui il sonnambulismo della ragione dovesse essere contenuto. Poi, però, ho notato la non casuale coincidenza tra l’inizio ufficiale del calcio-mercato e il discorso d’autoinvestitura di Walter Veltroni. E allora ho capito che questo paese ha bisogno di favole e vince chi è più bravo a raccontarle. Che arrivi Ronaldinho a Milano o che Veltroni sia il leader che cambierà l’Italia è relativo, l’importante è addormentarsi credendolo.

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