Ci vorrebbe un’Isabella
Nel 1492 Cristoforo Colombo propose ai reali di Spagna Fernando e Isabella, freschi del completamento della riconquista e della cacciata dei mori dal regno, di “buscàr el levante por el poniente”, cioè di trovare la via di mare per l’estremo Oriente: presupposto per il buon esito dell’impresa era, naturalmente, che la Terra avesse forma sferica. Colombo aveva una certezza assoluta in proposito: gli veniva dai lunghi studi condotti sulle migliori carte nautiche dell’epoca e da una pratica pluriennale nell’elaborazione e nel disegno delle stesse; però non erano della stessa opinione né la scienza ufficiale né l’opinione pubblica, le quali consideravano follia pura le ipotesi di chiunque non attribuisse alla Terra una forma assolutamente piatta. La prova di questo stato di cose Colombo la ebbe nel corso dei suoi colloqui con i saggi dell’Università di Salamanca chiamati ad esprimere un parere sul progetto di viaggio. Si trattava dei massimi esponenti della cultura accademica, che a Salamanca aveva appunto uno dei centri più prestigiosi del mondo; la loro opposizione al progetto del genovese fu totale e senza aperture, nonostante l’appoggio della regina del quale egli godeva, e che lo stesso cappellano della sovrana non mancava di ricordare ai saggi. Alla fine fu necessario un intervento di Isabella per ottenere che fosse espresso un parere non negativo sull’impresa.
Troviamo nella situazione del 1492 molte similitudini con oggi, a parte la vittoria sull’islam. Sostenere che il cambiamento del clima che è in corso sia determinato dalle attività umane non è forse una baggianata, così come lo era affermare che la Terra è piatta? Siamo di fronte a una scienza ufficiale in larga parte arroccata a difesa di posizioni prive di riscontri, allora come ora; e ad un’opinione comune che si lascia trascinare acriticamente, ora come allora. Solo, non c’è una Isabella che intervenga con sapienza e autorità. L’argomento “ormai tutti dicono che.” è privo di valore: il metodo democratico è sicuramente il meno peggiore per fare scelte sul proprio futuro, ma il criterio di maggioranza non può venire applicato per decidere la veridicità di una affermazione. Se gli oltre tremila membri dell’Ipcc, che l’Onu, cioè tutti noi, paga per studiare le cause antropiche del riscaldamento del pianeta, ne sostengono l’origine antropica, ciò non significa che sia vero: e del resto (mi perdoni per la parafrasi l’amico Rino Cammilleri) chi glielo farebbe fare a tutti quelli di negare che il pericolo climatico deriva dalle attività dell’uomo e mettersi a cercare un lavoro serio?
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