È sempre finalissima

Di Manes Enzo
12 Luglio 2007
Un giorno sulle frequenze di Milaninter, in compagnia di Mauro il parcheggiatore, Dario Antinterista & co. Dove il derby della Madonnina si gioca 24 ore su 24

«Se il Milan vince la Champions giuro che mi faccio la Milano-Bergamo a piedi». Marco Oliveira, nickname scelto perfidamente per prendere per i fondelli il cugino milanista incazzato di suo per l’acquisto diabolico fatto da zio Fester Galliani, dà la sveglia al popolo di Radio Milaninter. è sua la prima telefonata del mattino. Ma siccome il tifoso è carogna e ha buona memoria, non gli perdonerà l’intemerata. Chi conduce Calcio d’inizio, la trasmissione che dà il via al palinsesto della prima talk radio milanese tutta calcio e sport, sta al gioco. E rilancia l’impegno portasfiga dell’Oliveira. Ci siamo: semifinale da urlo. Oliveira incassa, ma non sposta di una virgola il suo pensiero. Finalissima. Stavolta Oliveira è spacciato. Il telefono che ribolle vuole che paghi la penitenza. «Dov’è Marco? è già in marcia? è dalle parti di Cavenago?». No che non è in viaggio. Vorrebbe intervenire il malcapitato per provare a rintuzzare l’ironia che si respira a volontà nell’etere. Chi conduce decide di no: o paga pegno oppure niente telefonate in diretta per un mese. è andata così. Si rifarà con l’elettrizzante “querelle Suazo”. Quando riesce a riprendere la linea dopo il periodo in tribuna quasi fosse un Oliveira qualunque, può annunciare orgoglioso il suo ingresso nel mondo della moda: «Ciao. Voglio fare una maglietta con il faccione di Suazo e la scritta: ho detto no al Milan». Tiè. Di rimbalzo scatta l’imitazione prêt-à-porter dell’altra parte del naviglio: «Anch’io farò una maglietta, con l’immagine della coppa dalle grandi orecchie e la scritta: Inter, 42 anni di illusioni». Aritiè.
Milano, quartiere Crescenzago. A pochi chilometri lo snodo della tangenziale. In una location moderna collocata all’interno di un cortile, probabilmente ricavata da un vecchio insediamento di impresa artigianale rimesso a lucido forse con il sistema MilanLab, gli studi di Radio Milaninter. Dove gli umori del tifoso hanno finalmente trovato lo stadio preferito. «La radio è scesa in campo nel gennaio 2005. I dati d’ascolto sono molto incoraggianti, 107 mila come media giornaliera. Chi paragona questa esperienza al fenomeno delle radio romane credo sia fuori strada. Questa è una radio che non urla, che spegne sul nascere volgarità e minacce. Autoironia e ironia sono le parole che ci piacciono di più». Lapo De Carlo, che divide la responsabilità della linea editoriale dell’emittente con Giorgio Micheletti, è arrivato nell’ottobre 2005. Interista, recobiano ideologico senza se e senza ma, con la passionaccia del cinema – la sua trasmissione della seconda parte del pomeriggio si chiama Quella sporca ultima rete – ha preso in mano le redini del gioco dopo un periodo così così sul quale oggi si può anche sorridere. Allora chi si sintonizzava poteva farsi venire l’esaurimento nervoso a furia di ascoltare quasi all’infinito gli inni di Inter e Milan. Ore e ore di Pazza Inter amala e di Milan Milan solo con te. Diciamo che quella è stata la fase del rodaggio. Del ritiro estivo prima del campionato. «La cosa divertente è che molti ascoltatori rimanevano comunque in ascolto nella speranza che prima o poi qualche conduttore iniziasse il dialogo con i fedelissimi». A volta succedeva. Chi ha resistito allo sfinimento non ha mollato più la frequenza (91.7 a Milano, 91.6 a Como, 89.1 a Bergamo. E per il resto del mondo, il collegamento streaming su www.milaninter.fm).

L’Oliveira che sembra Aristoteles
Vengono da quella prova, più dura degli allenamenti di Zeman, tipi anche surreali come Mdp, nickname che sta per Mauro del parcheggio. Lui chiama tutti i santi giorni. In linea dal parcheggio dove lavora. Milanista sfegatato, per tutto l’anno ha punzecchiato i bauscia con il tormentone del «campionato mediocre». O Dario Antinterista, che ha confessato di seguire più l’Inter che il Milan, per le gioie che gli regala la banda Mancini. «Ringrazio Moratti sempre di cuore per il 5 maggio. Qualcuno mi sa dire dove è finito Gresko che vorrei inviargli un presente?». Gli interisti però non sono più quelli di un tempo. Ora ricambiano con gli interessi. Come quel Curva nord che esordisce sempre allo stesso modo: «Azzurronero, mai stati in B, +36». Sintesi perfetta di una condizione meta (fisica) di assoluto benessere. «è un derby che non finisce mai tra telefonate, sms e mail. La formula piace perché sono gli ascoltatori a fare la radio», dice De Carlo. Alcuni sono diventati star indiscusse a prescindere dal tifo calcistico. Autentici fuoriclasse. Come Vito che ha un debole per Viviana Vischi, voce del primo mattino. Pugliese, parla come Lino Banfi: «Sempre in ghemba reghezzi». Che ti ricorda il profetico film L’allenatore nel pallone, quello della Longobarda che pratica il calcio champagne, che adotta lo schema della “bizona”, che può contare in attacco sul brasileiro Aristoteles. Qualche interista lo tira in ballo quando deve lanciare la frecciata giusta. «Sapete a chi assomiglia Ricardo Oliveira? Ad Aristoteles».

Vendesi Clio ammaccata
Spiega Lapo De Carlo: «Molte volte chi parla alla radio si rivolge al cinema per trovare rimandi memorabili. Capita l’antifona, ci è capitato di formulare quiz su film cult. Come Febbre da cavallo, commedia di costume del grande Steno sul mondo dell’ippica. Avevo chiesto se qualcuno ricordava i nomi dei tre broccacci che vincono la tris e che il protagonista Gigi Proietti, malato di scommesse, non gioca, pur avendo avuto dalla compagna Catherine Spaak la soffiata milionaria grazie alle carte di una maga. Si è scatenato l’inferno radiofonico. Tutti informatissimi. Per la cronaca i tre cavalli erano King, Soldatino e D’Artagnan». A proposito di febbre, adesso è il calciomercato a scatenare euforia o disperazione. A scandire l’umore della giornata. Il possibile ritorno di Shevchenko al Milan viene liquidato così da un tifoso che si sente tradito: «Per carità, il baciamaglie non lo vogliamo». “Baciamaglie” si riferisce alla prima partita di Sheva con la maglia del Chelsea, quando dopo un suo gol l’ucraino fece il gesto di baciare la casacca. O l’interista che ammette di aver avuto incubi notturni alla notizia che i nerazzurri erano sulle tracce di Kovac: «Ditemi che non è vero che arriva lo scarpone juventino». Lo hanno rassicurato. Trattasi di caso di omonimia. Però che spavento. E che goduria il Silver, che dispensa battute e freddure con sapienti sms. L’ultima? «Il presidente Napolitano vuole acquistare la nuova 500. In permuta darebbe la sua Clio. Un po’ ammaccata».

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