Il dottor Abed e la differenza fra Blacksburg e Baghdad
Il primo articolo di Riadh Abed che ho letto si intitolava “La tirannide e la salute mentale”. Era stato pubblicato sul British Medical Bulletin. Nulla di cui stupirsi, considerato che l’autore è un medico iracheno residente in Gran Bretagna. La tesi di fondo, però, non era affatto scontata: gli Stati tirannici «usano la coercizione fisica e psicologica come metodo primario di governo. Tutto ciò ha conseguenze per la salute mentale del sovrano e dei sudditi». Ovviamente non poteva mancare il riferimento alla triste realtà irachena dei tempi di Saddam Hussein e del suo partito Baath. Abed, dopo l’analisi attenta e raccapricciante dei delitti perpetrati da Saddam, concludeva che «la prevenzione della violazione di massa dei diritti umani dovrebbe diventare una responsabilità internazionale. Inoltre la comunità internazionale dovrebbe condividere la responsabilità di recuperare le società dopo la caduta degli Stati tirannici». Ed è sempre l’interesse per i meccanismi che regolano la mente umana che in seguito ha spinto Abed a scrivere una riflessione sull’eccidio avvenuto il 16 aprile scorso al Virginia Tech per mano di uno studente sudcoreano. Per Abed, colpito dalle scuse porte dalla famiglia dell’assassino ai parenti delle vittime, è stato immediato collegare la strage di Blacksburg a quelle che quotidianamente colpiscono il suo paese d’origine: «Gli iracheni, invece di ricevere le scuse e le condoglianze per i delitti commessi da assassini nei confronti di innocenti, assistono alle famiglie dei criminali che si riuniscono per piangere e per gloriarsi del “martirio” dei loro figli combattenti. Ciò si spiega solo con la decadenza morale della civiltà islamica e araba. Dove sono le scuse della famiglia del tagliatore di teste al Zarqawi al popolo iracheno?». Sono le parole di un iracheno che non giustifica il terrorismo, bensì pretende le sue scuse. Sarà lungo il cammino per recuperare le menti irachene distorte dalla tirannide saddamiana, ma sarà ancor più lungo se l’Occidente non inizierà, come fa Abed, a chiamare gli assassini “assassini” e non resistenti o ribelli. valentina.colombo@imtlucca.it
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