In riva al campo

Di Manes Enzo
26 Luglio 2007
Anche quest'anno le famiglie dei papà-tifosi si faranno una bella vacanza-ritiro sulle Dolomiti. Ma vuoi mettere la Sardegna coi gradoni in lamiera dello stadio di Pinzolo?

La natura incontaminata, il clima fresco e la qualità della struttura alberghiera sono elementi molto preziosi per chi è in cerca di relax e di benessere psicofisico. Più efficace della comunicazione di un’agenzia di viaggi, il tifoso usa ad arte questi argomenti da vacanza intelligente per convincere la famiglia a un periodo in alta quota. Magari sulle Dolomiti. Vuoi mettere? Giornate da favola, ossigenanti. Da vivere intensamente. Sulle gradinate in lamiera del centro sportivo di Pinzolo piuttosto che di Riscone di Brunico. Da brividi. Stretti stretti nell’estasi d’amor, nell’abbraccio ai propri beniamini in ritiro da quelle parti. Mai perderli di vista gli eroi. Specie i nuovi. Conviene verificare subito che l’ultimo acquisto non sia un carneade qualsiasi.
«Quello lo conosco, l’ho visto bene nel Deportivo». Il tifoso appollaiato sul gradone di Pinzolo sta parlando al suo dirimpettaio di Jorge Andrade, portoghese, difensore preso dalla Juve ormai stufa delle scene horror di Boumsong. L’altro annuisce, naturalmente di Andrade sa tutto pure lui. Il cognome però è inquietante. Ricorda un altro Andrade, brasiliano, finito negli anni Ottanta alla Roma. Dopo qualche mese i tifosi espressero il loro pensiero sulle qualità balistiche del giocatore su uno striscione indirizzato amorevolmente alla dirigenza: «Andrade tutti affanculo». Il tifoso juventino tiene lontano quel cattivo pensiero, si concentra occhi fissi sui giri di campo della truppa. Al mattino e al pomeriggio. Qualche torello e cara grazia la partitella in famiglia. L’apoteosi si raggiunge quando finalmente è in programma la prima uscita ufficiale. Tutti allo stadio. C’è la sfida con il Mezzocorona che ricorda più un territorio d’elezione per il buon vino che non una squadra di football. Ci pensa il tifoso a presentare l’evento. «Buona squadra, l’anno passato ha conquistato la promozione in C2. Non sarà una passeggiata».
Stesse certezze in Alto Adige. Tutto esaurito negli alberghi di Brunico e dintorni, dove fatica l’Inter. Anche qui ha fatto centro la reclame da tour operator del capopopolo. La famiglia doveva sapere che il papà-tifoso non va mai in ferie. Che è in servizio permanente effettivo tutto l’anno. Che conserva gelosamente nel portafoglio l’elenco degli imperdibili tornei del calcio d’agosto. Un peregrinare di città in città. Di calura in calura. Di zanzara in zanzara. Una vertiginosa discesa dai monti, un tour de force di straordinario piacere per portarsi a casa il Birra Moretti o il Trofeo Tim. O altri triangolari adrenalinici. Insomma: la stagione non inizia e non finisce. E per scansare il pericolo di una pericolosa astinenza è bene seguire la squadra in ritiro. Per il tifoso irriducibile fondamentale è l’esserci. Stare lì a Marilleva, in provincia di Trento e suonare la carica per l’Udinese di scena contro la Mezzana. Il risultato? In bilico fino quasi alla fine: 21 a 0 per i friulani. Il curvaiolo si esprime neanche fosse l’allenatore: «La squadra è giovane e dovrà avere nel suo dna la voglia di giocare senza paura e magari di rischiare». Il primo test è andato per il verso giusto. Adesso si può cenare serenamente, ma guardando in faccia la realtà, in attesa della prossima uscita con lo Spezia. «Quelli non scherzano, si sono salvati all’ultima giornata, corrono da maledetti», sintetizza alla moglie che non chiedeva altro per chiudere in bellezza la serata.
La moglie del tifoso militante sa da quel dì come funziona il menage. Sa che quando in famiglia si parla di bella giornata s’intende il turno di campionato; sa che la memoria rimanda ai momenti chiave delle stagioni, naturalmente da non intendersi per anniversari, comunioni, cresime; sa che il rigore non c’era, l’allenatore ha sbagliato il cambio, la difesa non sa fare il fuorigioco. Tutto emozionante. E incontenibile. Come la passione che si respira a pieni polmoni a Castelrotto, in provincia di Bolzano, dove è in ritiro la Fiorentina seguita dal suo popolo in cammino. La ragione sta nell’amichevole organizzata per il tardo pomeriggio. I viola devono incrociare i tacchetti con la Selezione Maestri Sci. L’ordine della curva in vacanza è perentorio: «La gara sembra in discesa. Dietro non siamo ancora registrati, se i loro attaccanti partono in slalom sono dolori». Non si può mai stare tranquilli. Ogni giorno ha la sua pena. Rosi dal tarlo che «quest’anno non si va da nessuna parte». Non c’è vacanza che tenga. Che preservi dalla prima polemica, dal primo coro oxfordiano, dal primo tormentone che terrà compagnia per tutto il corso della stagione: «Quel lì l’è minga bun». Per il preso di mira, il giudizio maturato a 1.500 metri risulterà definitivo.

La Roma va a Trigoria? E Trigoria sia
Seguire la squadra del cuore “per una vacanza da sballo”, come invita l’ente di soggiorno più spudorato, sembra avere il sapore della piacevole tortura. E se la Roma sceglie la vicina Trigoria per il tempo della preparazione estiva, non fa nulla. I tifosi in vacanza non sono comunque esentati dal patto ancestrale: «Ar mare o in montagna tieni in alto i tuoi color» fanno sapere quelli del gruppo Corederoma. La prossima faticaccia estiva? Il 31 luglio, data di divulgazione dei calendari di A e B. In quel preciso momento il tifoso si sente come aggredito dalla realtà. Partono quotidiane e frenetiche tabelle di marcia. Ora ottimistiche, ora disperate. Tuttavia mai lo sfiora il dubbio che il calcio sia una palla al piede.

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