La rosa dei Tempi
A D’Alema piace Hamas: «È così pop»
Ha fatto rumore l’uscita del ministro degli Esteri Massimo D’Alema, che il 16 luglio ha pensato bene di spezzare una lancia a favore dei fondamentalisti islamici palestinesi, differenziando la posizione dell’Italia da quella dell’Unione Europea. «Hamas – ha detto – si è reso protagonista di atti terroristici ma è anche un movimento popolare. Hamas è una forza reale che rappresenta tanta parte del popolo palestinese, è interesse della comunità internazionale evitare di spingere questi movimenti nelle braccia di al Qaeda».
islamizzato Il problema è che Hamas vuole rappresentare anche altri popoli. Nell’articolo 11 del suo statuto precisa che la rivendicazione di tutto il territorio ora israeliano è irrinunciabile e che lo stesso vale per «ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio». I popoli di Sicilia, Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria, Romania, Serbia, Bosnia, Albania sentitamente ringraziano.
Per la Cassazione dire “vaffanculo” non è più reato
La Cassazione ha archiviato la querela di un politico che era stato mandato pubblicamente “affanculo” da un collega. Ecco la motivazione: «Vi sono parole e anche frasi che sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensivo, prendendo il posto, nel linguaggio corrente, di altre aventi significato diverso che invece vengono utilizzate sempre meno». Esempi? «”Me ne fotto” al posto di “non mi cale”, “è un gran casino” in luogo di “è una situazione disordinata”, “vaffa.”, al posto di “non infastidirmi, lasciami in pace”».
scateniamoci Poiché nessuno dice più “hai una brutta cera”, sarà lecito dire «sembra ti abbiano tirato della merda in faccia attraverso una zanzariera»? Poiché è ormai desueta la formula “fisico debilitato”, si potrà dire «c’hai i muscoli di uno scartatore di caramelle»? Poiché nessuno dice più “brutto calvo”, si potrà dire «Fai così schifo che i tuoi capelli non cadono. si suicidano»? Poiché non è bello dire “lei è stato tradito”, si potrà rimediare con un «hai così tante corna che se piovono taralli non ne cade a terra nemmeno uno»?
Lapo Elkann. L’uomo copertina colpisce ancora
Ennesima straordinaria prestazione del nostro cliente preferito, Lapo Elkann. Il chiacchierato rampollo Agnelli, questa volta, si è addirittura meritato la copertina di Vanity Fair del 18 luglio. L’intervista all’interno, in effetti, è una bomba: Lapo racconta di quante ne combinava in collegio, di quanto ci ha messo per dimenticare Martina Stella, del rapporto inesistente con sua madre e di quanto fosse «difficile per un bambino maschio non essere pazzo di un nonno come quello che avevo».
esoso Adesso voi vi aspettereste facili battute sul «bambino maschio» o sul dimenticare Martina. E invece no, perché il bello dell’intervista viene quando Lapo dice, testuale: «Credo nella meritocrazia e sogno di diventare un self-made man. Vorrei dimostrare al mondo che sono capace di costruire un impero, magari tra dieci o vent’anni ma da solo». Ecco. Un’idea per iniziare potrebbe essere mettersi a fare degli occhiali da vucumprà, farli pagare 1.000 o anche 1.007 euri e poi sperare che qualche giornale di famiglia scriva che li valgono tutti.
E Piero Fassino disse: trattiamo coi talebani
Lunedì scorso i talebani hanno rinviato di 24 ore la scadenza dell’ultimatum con cui minacciano di uccidere i 23 cristiani evangelici sudcoreani rapiti il 19 luglio se non verranno liberati dei ribelli fatti prigionieri. Domenica scorsa la polizia afghana ha trovato il cadavere di uno dei due ostaggi tedeschi di cui i talebani avevano annunciato il giorno prima l’uccisione. L’altro potrebbe essere ancora in vita nelle mani dei rapitori. L’ultimo ostaggio straniero ucciso dai talebani risaliva all’aprile 2006.
chiaroveggente È evidente che i seguaci del mullah Omar nonché alleati di Osama Bin Laden stanno moltiplicando i segnali di apertura e ponendo gesti idonei ad avviare un franco e realistico dialogo fra le parti. È persino certo che l’ostaggio tedesco è stato ucciso a colpi di arma da fuoco e non mediante sgozzamento. La proposta del segretario Ds Piero Fassino di invitare i talebani al tavolo della pace, formulata in epoca non sospetta, appare ogni giorno di più lungimirante.
Serra moralizza la stampa moralizzatrice
Michele Serra, giornalista e autore teatrale e tv, noto ai più per la rubrica che tiene su Repubblica (che non per niente si chiama “L’amaca”), il 17 luglio ha rilasciato all’Unità un’intervista in cui – non risparmiando neanche le testate per cui scrive – si scaglia contro la grande stampa che usa il pettegolezzo come arma per portare avanti le strategie occulte elaborate dai suoi padroni. Invece per Serra i giornali avrebbero «il dovere di “informare”. In questo momento i media non lo fanno per niente».
duro Grande. D’ora in poi, vietato perdersi uno che sia uno degli informatissimi pezzi di Serra su Repubblica. Come quello sulla nuova Cinquecento, dove Serra spiegava che, grazie a un manufatto di siffatto pregio, finalmente tornerà «l’Italia delle “cose belle”». E come, sempre grazie al manufatto di pregio, forse finalmente si tornerà a parlare della «questione operaia, del salario. Semi-sotterrata dalle macerie dell’ideologia». Bravo Serra. Ma perché, a questo punto, ti sei dimenticato di “informare” che la Fiat le Cinquecento le fa fare in Polonia a operai pagati 380 euro al mese?
Anche Mario Tozzi dice no al caldo
Mario Tozzi, ricercatore e conduttore della trasmissione di Rai Tre Gaia ha scritto sulla Stampa del 19 luglio l’articolo più esilarante dell’anno (“Noi, drogati dell’aria condizionata”). Prendendo spunto dal fatto che non c’è più la mezza stagione, che fa caldo, che le strade sono asfaltate, che non ci sono più i deflettori sulle automobili, il Tozzi ha scritto una filippica contro quelli che usano l’aria condizionata. Se ne potrebbe fare a meno, ha scritto, basterebbe spogliarsi e andare a vivere nelle caverne.
cavernicolo Ne desumiamo che il Tozzi vive nudo in una spelonca, senza luce e riscaldamento, non viaggia in automobile (che se ne fa del deflettore se non ci sono le strade?), non accende l’aria condizionata sul luogo di lavoro perché sudare l’aiuta a concentrarsi, non usa le scarpe e le mutande (fanno venir caldo). Desunto ciò, si può star certi che tra pochi giorni Legambiente chiederà al governo di considerare oasi protette le specie floro-faunistiche che si sono venute a formare sotto le sue ascelle.
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