Un sedicente climatologo
Il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio è molto preoccupato per l’andamento del clima. Convinto, ai sensi del conformismo imperante, che il riscaldamento della Terra sia causato dall’attività dell’uomo, sta spingendo verso la più drastica riduzione delle emissioni in atmosfera. Spinto dall’ardore suo e dei suoi sodali, però, spesso nei suoi discorsi e nei suoi programmi trascura una considerazione: che per ridurre le emissioni dei cosiddetti “gas serra” del 50 per cento, come lui ed altri simili talebani kyotisti stanno dicendo che è indispensabile, occorre ridurre di circa il 40 per cento la produzione e il commercio globali. Dichiarare questa correlazione tra emissioni e produzione significa forse perdere consenso tra il popolo dei paesi sviluppati, e certamente irritare non poco i paesi in via di sviluppo, che per dar retta a Pecoraro, a Gordon Brown e ad Al Gore dovrebbero rinunziare a qualsiasi prospettiva di progresso.
Per valutare la situazione attuale e le prospettive future, l’ineffabile ministro ha programmato per il prossimo mese di settembre una conferenza nazionale sul clima. Ora, per tenere fede alla loro definizione, le conferenze “nazionali” hanno sempre previsto il coinvolgimento di tutte le realtà, tecniche, scientifiche e politiche presenti nel paese; si organizza l’evento prevedendo diverse sessioni, una delle quali politica ed una che coinvolga tutti i soggetti interessati alla materia e titolari di un significato anche tenue in merito. Niente di tutto questo nell’iniziativa del Pecoraro. A Roma, quando qualcuno vuole gestire una situazione da arbitro e da giocatore insieme, si dice che “se la canta e se la sona”: ebbene, Pecoraro se la canta e se la sona, anche se c’è qualcuno che ogni tanto sottolinea una stecca. Come la Corte dei Conti, organismo notoriamente sonnacchioso e di manica larga, ma che interviene se qualcuno esagera. E il ministro ha esagerato, predisponendo un decreto di nomina a direttore generale del ministero, competente per le questioni climatiche, di un fisico dell’Enea che si occupò di clima perché nessun altro era interessato, e che da allora si è costituito in climatologo: tale Vincenzo Ferrara (in foto). Il primo impegno del neo direttore sarebbe stato la conferenza, della quale Ferrara si occuperà ma da semplice incaricato del ministro, dato che la Corte dei Conti ha rifiutato la nomina. La motivazione della Corte è stata secca: era possibile trovare le professionalità di Ferrara tra i dipendenti del ministero, quindi niente nuova assunzione. Con tanti saluti al “climatologo di fama mondiale” sbandierato dal ministro.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!