La rosa dei Tempi

Di Tempi
02 Agosto 2007

Martini contro la Messa in latino
Sul Sole 24 Ore del 29 luglio è comparso un intervento di Carlo Maria Martini, cardinale emerito di Milano, nel quale spiegava che, sì, con il Motu proprio sulla Messa in latino il Papa ha fatto un bel gesto ecumenico, ma lui alla lingua morta preferisce non tornare, anche perché «non posso non risentire quel senso di chiuso che emanava dall’insieme di quel tipo di vita cristiana così come allora si viveva». Col latino insomma, per Martini, si tornerebbe al buio cristianesimo preconciliare.
tempestivo Tutto giusto e progressista. Ma un appunto va fatto. Pare che quest’anno nella diocesi di Milano siano stati ordinati solo 12 nuovi sacerdoti. Dodici. Del resto meglio pochi ma buoni. Però l’osservazione ci viene, visto che parliamo di «senso di chiuso»: non pare proprio che questo senso di chiesa-chiusa-per-estinzione-del-gestore che emana da Milano sia dovuto al ritorno del cristianesimo preconciliare. Piuttosto dovrebbe interrogarsi chi per molti anni ha guidato la diocesi più grande del mondo predicando una “lingua nuova” che a conti fatti sembra fosse meno persuasiva del latino.

Cosimo Mele, il deputato delle notti brave
Cosimo Mele, ormai ex deputato dell’Udc, si è dimesso dopo una notte brava tra prostitute e droga finita con un malore di una delle accompagnatrici e l’intervento dell’ambulanza. Per evitare che il suo operato si riverberasse sul partito, Mele ha ammesso pubblicamente il fatto. «Anche i cattolici fanno l’amore dopo sei giorni da soli», ha detto presentando le dimissioni a Lorenzo Cesa. Il quale, accettandole, ha chiosato: «In effetti è dura la vita del deputato a Roma, ci si sente soli lontano dalla famiglia».
onesto La reazione più intelligente è giunta da Francesco Cossiga, il quale si è detto «vicino al collega ingiustamente crocifisso» e ha invitato i colleghi a «smettere di comportarsi da ipocriti». Noi stiamo con Mele e Cossiga, anche perché se ci mettessimo a giudicare la politica col metro moralista i banchi di Rifondazione e Pdci dovrebbero restare vuoti: loro, con l’opposizione alla riforma delle pensioni e del welfare, il servizietto lo stanno facendo proprio ai lavoratori che dicono di rappresentare. E senza nemmeno far loro un “regalino” a fine serata.

Ideona: e se mandassimo l’Italia del rugby in chiaro?
Sia benedetto il senatore dell’Ulivo, Giorgio Pasetto, per questa interrogazione al ministro delle Telecomunicazioni Paolo Gentiloni: «Considerato che dal 7 settembre si svolgerà in Francia il mondiale di rugby. considerati i dati positivi di ascolto delle partite della nazionale. tenuto conto che i diritti di trasmissione per l’Italia dei mondiali di rugby sono stati acquistati da Sky. si chiede se non sia auspicabile da parte della Rai l’aprire una trattativa per l’acquisto dei diritti tv per permettere la visione in chiaro delle partite della nazionale».
alla buonora Perentorio, il presidente della Federazione italiana rugby, Giancarlo Dondi, gli ha fatto eco: «Mi auguro che la lodevole iniziativa abbia successo e che gli incontri dell’Italia siano alla portata di tutti. Il rugby azzurro è in costante ascesa e suscita sempre più interesse fra gli sportivi». Bravo Dondi, ma perché, allora, la Federazione si è svegliata solo a 50 giorni dal mondiale? Aspettava Pasetto? E a chi toccava alzare la voce in merito, alla federazione palla elastica forse?

Gli extraterrestri che non vedremo mai
L’inserto Tuttoscienze della Stampa del 25 luglio si apriva con un articolo di Margherita Hack intitolato così: “Gli alieni sono troppo lontani”. Il pezzo della nota astrofisica c’entrava poco o niente con il titolo, ma in effetti a un certo punto dell’articolo la divulgatricce scientifica girotondina, spesso interpellata da giornali e tv quale autorevole esponente del mondo dei luminari, scrive: «Naturalmente la scoperta che i pianeti sono abbondanti nell’universo fa ritenere molto probabile che esistano altre forme di vita nell’universo».
naturalmente È vero, un problema rimane, e cioè: «A causa del limite insuperabile della velocità della luce» forse gli alieni non li conosceremo mai. Però dite la verità. Quel “naturalmente” ha convinto anche voi di questo meraviglioso scenario. Provate anche voi: «Naturalmente è probabile che esistano altre forme di vita nell’universo». Sì, è proprio il “naturalmente” a persuadere. Ancora: naturalmente è molto improbabile che siamo soli nello spazio. Naturale, no? Sicuro, è naturale. Come è naturale che a una certa età le palle scappino fuori veloci come la pipì.

Il successo dello strip tease dei poveri
Il 27 lulglio il quotidiano la Repubblica, che appartiene al gruppo L’Espresso, nella sezione Spettacoli & tv dava giustamente notizia dell’incredibile “Trionfo dello strip casalingo” registrato, sia in termini di partecipazione sia di risposta del pubblico, dallo show di All Music Tutti Nudi. Il programma in questione consiste in sostanza in una gara tra 4 spogliarellisti amatori che gli spettatori, una volta seguita la paerformance di ognuno di loro, poi possono votare via sms.
clamoroso Ci voleva proprio uno show non banale fatto solo di tette e chiappe struscianti. Anche se però, già che c’erano, potevano evitarla la pecetta sui capezzoli e sul pelo dei partecipanti. Ma fa niente. A proposito, lo sapevate che All Music è dello stesso gruppo di Repubblica? E avete visto su Repubblica, sempre il 27 luglio, la dura reprimenda di Francesco Merlo contro il “modello Corona” che oggigiorno pure la scuola trasmette ai giovani? Noi sì. È da allora che restiamo sintonizzati su All Music in attesa di veder comparire il Merlo che insegna come si mostra un merlo.

Le bestie abbandonate invadono Milano
Tartarughe al parco Sempione, pappagalli in piazza della Repubblica, pesci tropicali nei Navigli: Milano, insomma, è ormai uno zoo a cielo aperto a causa delle orrende abitudini dei suoi abitanti. I quali, infatti, si stancano facilmente degli animali e li abbandonano, come accaduto ai due pappagallini di specie Ara che ormai vivono a due passi dalla stazione Centrale. Un vero problema, a detta dell’Associazione italiana difesa animali, visto che le specie tropicali che riescono ad adattarsi al clima cittadino distruggono quelle autoctone.
esotiche Un bel problema: un domani nemmeno troppo lontano la vostra giacca di lino appena ritirata dalla lavanderia verrà centrata in pieno dal bisogno di un pappagallo Cracatua invece che da quello più meneghino di un piccione spelacchiato. Ora, detto che sarebbe meglio se magari ci preoccupassimo di chi in questa città – sotto le poco eleganti spoglie di un cristiano – non arriva alla fine del mese, una domanda sorge spontanea: perché nessuno va a rompere le palle all’autoctonissimo pitbull che a Quarto Oggiaro si è sbranato un barboncino altrettanto indigeno?

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