Riavviare l’opzione atomica

Di Togni Paolo
02 Agosto 2007

èfuori di discussione che il progresso dell’umanità sia strettamente dipendente dalla quantità di energia disponibile. Il tasso di crescita dell’economia mondiale si impennò quando l’energia liberata dalla combustione del carbone, consentendo la produzione e l’utilizzazione di vapore in grande quantità, mise a disposizione del sistema industriale lo strumento per dare inizio alla prima rivoluzione industriale. L’introduzione dell’energia elettrica, prodotta tramite la combustione di idrocarburi o l’utilizzo di risorse idriche, poi per generazione nucleare, e la sua crescente disponibilità, determinarono le condizioni di partenza per uno sviluppo crescente. Quasi dall’inizio del secolo scorso, poi, il consumo mondiale di energia ha tenuto un tasso di incremento prossimo al 5 per cento annuo, cioè si è raddoppiato ogni 20 anni. Questo è stato l’alimento che ha consentito la crescita economica mondiale. Se oggi la media degli uomini viventi è meglio alimentata, più sana, vive più a lungo e meglio che in ogni singolo momento del passato, il merito va alla grande disponibilità di energia che il sistema produttivo ha saputo garantire.
In questo contesto l’Italia seppe ben figurare sviluppando un’ottima tecnologia di sfruttamento dei salti d’acqua (ancor oggi solo poco meno del 20 per cento dell’elettricità che consumiamo è di origine idroelettrica). Iniziata la vicenda del nucleare, ci trovammo all’avanguardia nel mondo per capacità di progettazione, ingegneria di realizzazione, capacità di gestione: avremmo potuto, proseguendo su quella strada, risolvere i nostri problemi energetici sul lunghissimo periodo. Purtroppo la produzione di energia elettrica da nucleare fu sottoposta a due interruzioni, una momentanea – quando fu sorpreso chi con la scusa del nucleare faceva affari in proprio – e poi una definitiva, quando un referendum sciagurato, del quale porta responsabilità l’insipienza della classe politica dirigente, pose una momentanea parola fine. E oggi, come possiamo pensare di andare avanti? Le rinnovabili non sono una soluzione, e oltretutto ci si trova in gravissimo ritardo, risultato della mancanza di un quadro normativo coerente con gli impegni europei assunti dal governo, che rischiano di rimanere sulla carta. Occorre allora incrementare la produzione del settore idroelettrico, affinare le tecnologie ambientali della termogenerazione e riavviare l’opzione nucleare. Dirà qualcuno: non si è parlato né di idrogeno, né di Kyoto. Ma questo non è un seminario sul futuro remoto, né una rubrica umoristica.

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