Alzare la voce con l’alleato per svignarsela col nemico
Di fronte alla pena di morte eseguita ed esibita in Iran, con i corpi a penzoloni esposti ai click delle fotografie dei telefonini cellulari, la Farnesina ha avuto un colpo di reni e ha voluto far conoscere le proprie «inquietudini». Il regime di Teheran ha reagito contro l’interferenza italiana. Il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini ha subito fatto marcia indietro, difeso la campagna sulla pena di morte, ma prontamente ha rassicurato i mullah spiegando che il nostro paese non intende «interferire», non intende certo disturbare il regime iraniano. Qualcuno si sarebbe forse aspettato maggior coraggio dall’esponente del nostro governo? Qualcuno avrebbe forse sperato che finalmente fossimo disposti a mettere per un momento da parte affari e trivelle e che avremmo finalmente fatto valere il peso italiano, ovvero il seggio di cui l’Italia dispone presso le Nazioni Unite, per difendere i diritti umani anche nei paesi islamici?
Peccato la realtà sia un’altra e Intini rappresenti bene la sintesi della nostra politica estera. Dalla Farnesina in questi ultimi anni abbiamo assistito infatti a scelte politiche consonanti e abbiamo visto una politica sempre pronta ad attaccare Israele e a interferire nelle scelte di difesa israeliane, ingiungendo all’alleato di aprire trattative con i terroristi di Hamas. Mentre noi italiani ci siamo mostrati ancora più rapidi a battere in ritirata non appena il terrorista o il regime estremista di turno ha fatto con noi la voce grossa.
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