Quel sano pudore di raccontare il bello nei compiti delle vacanze

Di Valenti Annalena
30 Agosto 2007

Se volete dare i compiti delle vacanze alle povere Teresine d’Italia, sappiate cosa vi attende. Quest’anno la deliziosa doveva scrivere un diario delle vacanze estive, ecco cosa sono diventati luoghi tra i più belli della Sardegna: «Stintino: siamo saliti sulla macchina, siamo scesi dalla macchina, abbiamo mangiato, la mamma cercava il parcheggio. Isola della Maddalena: siamo saliti sulla macchina, siamo scesi dalla macchina, siamo saliti sulla barca, la mamma ha parcheggiato. Li Feruli: siamo scesi, abbiamo mangiato, abbiamo fatto il bagno. In tutti e tre i casi l’acqua era azzurra e abbastanza pulita». Perché le cose belle sono per sé, come un tesoro da custodire, un seme da far crescere, che verrà il momento in cui condividere. Così le vispe Teresine si difendono come possono, loro si tengono colori, trasparenze, conchiglie, ricci e polpi, tramonti e temporali, chiese, capanne e scoobidoo, amici e litigi, e a noi danno i compiti: «Poi, dopo, siamo saliti, scesi, abbiamo fatto. stanchi ma felici». E ognuno dalla vacanza ha ciò che voleva.

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