Come disamministrare bene
«Ogni limite ha una pazienza!» affermava irritato il grandissimo Totò quando la storditaggine di qualche interlocutore superava i limiti del tollerabile. Abbiamo la tentazione di rivolgere la stessa frase al governo, almeno al ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio; e non per malanimo o per partito preso: la verità è che sta esagerando con gli errori e le cantonate. Citerò solo tre episodi, gravi certo, ma altrettanto di certo non gli unici esempi di disamministrazione ai quali ci abbia avvezzato questo personaggio.
Primo: le procedure di infrazione della Ue. Quelle in materia ambientale sono ben 64 (!), per i motivi più svariati, dal mancato recepimento delle Direttive sulle emissioni dei motori diesel alla situazione delle discariche in Campania. E pensare che nella scorsa legislatura, quando il governo ereditò 100 procedure e le ridusse a 27, Pecoraro e i suoi amici verdi furono attivi al limite della petulanza nel reclamare il rispetto della normativa comunitaria!
Secondo: l’amministrazione dell’ambiente, in persona dell’ineffabile direttore Mascazzini e in fedele esecuzione degli ordini del ministro, ha disapplicato a lungo le norme vigenti in materia di bonifiche dei siti inquinati, motivando imminenti cambiamenti. Di recente, il Tar di Catania, con una sentenza di oltre 250 pagine (reperibile sul sito www.vivaaa.org) ha pesantemente criticato questo atteggiamento, rinviando gli atti della bonifica della rada di Agusta alla Procura della Repubblica ed alla Procura della Corte dei Conti, ipotizzando nel comportamento del ministero reati penali ed illeciti contabili.
Terzo: utilizzando in modo improprio una esistente delega legislativa, Pecoraro ha tentato di stravolgere l’assetto complessivo della legislazione vigente in tema di acque e rifiuti. Il tentativo sta andando male, perché la parte meno ideologizzata del governo non gli sta consentendo di fare quel che vuole; ma anche perché il Consiglio di Stato, in un parere magistrale reso ad altra amministrazione, ma chiaramente indirizzato anche all’ambiente (vedi anch’esso al sito citato) ha chiarito quali siano i limiti per l’attuazione delle deleghe legislative. In conclusione: non so se in mala fede, per insipienza sua o per incompetenza dei suoi collaboratori e suggeritori, Pecoraro non ne fa una giusta. Basta riportare un vecchio proverbio toscano: chi non sa fare, lasci stare.
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