Il poeta e il musicista che sfidano il terrorismo della censura

Di Colombo Valentina
06 Settembre 2007

Metti uno dei maggiori poeti arabi contemporanei, Qasim Haddad, del Bahrain, e un celebre compositore e cantante arabo, il libanese Marcel Khalifeh. Portali a un festival, “La primavera della cultura”, in Bahrein, per mandare in scena il balletto Majnun Layla. Ed ecco che i tre quarti del parlamento nazionale si solleva gridando allo scandalo. Khalifeh non è nuovo a questo tipo di reazioni: in passato è stato attaccato dagli islamisti per avere introdotto in una canzone dei versetti coranici. Tuttavia questo attacco è ben più grave, poiché arriva da 40 rappresentanti di un governo. La motivazione fornita da un predicatore sunnita è la seguente: «Quel balletto provoca gli istinti sessuali e favorisce la depravazione». E un imam sciita ha aggiunto: «È un invito alla seduzione travestita da amore ed è una sfida alla religione, ai tabù e ai valori di questa nazione». La replica congiunta di Haddad e Khalifeh non si è fatta attendere: «Gli islamisti esercitano una sorta di terrorismo contro la libertà di pensiero e la cultura, con l’intenzione di reprimere ogni sforzo creativo. La posizione dei ministri islamisti (legati ai Fratelli Musulmani) è un insulto non solo agli individui liberi, ma anche a tutte le nazioni civili che appartengono al XXI secolo. È forse giusto che la popolazione di una nazione civile sia rappresentata da deputati che si illudono di impossessarsi del potere e che qualora vi riuscissero instaurerebbero un regime di repressione, proibizione ed espropriazione?». Parole tanto dure quanto condivise, non solo dall’opinione pubblica araba, ma anche da più di 50 organizzazioni civili con sede nel Bahrein, che hanno emesso un comunicato in cui si condanna la decisione del parlamento di istituire una commissione di inchiesta e in cui si denuncia «il soffocamento della libertà». «Mobiliteremo tutti gli intellettuali e gli artisti per fermare questa decisione che rischia di minacciare le nostre libertà», ha affermato il rappresentante di una delle associazioni firmatarie. Ebbene, anche questa censura è terrorismo. Lo si ricordi a chi afferma di condannarlo. valentina.colombo@imtlucca.it

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