Così Fed e Bce hanno evitato il panico
Per comprendere quanto è successo occorre fare riferimento a un punto semplice ma importante. Le banche devono mantenere riserve di liquidità (denaro contante). Un ammontare minimo di riserve è tipicamente previsto per legge, ed è di solito proporzionale ai depositi dei correntisti. Oltre alla riserva obbligatoria, le banche devono infatti tenere riserve di liquidità per far fronte alle richieste di contante dei depositanti e alle necessità di versamento ad altri istituti di credito, per effetto di assegni, bonifici, eccetera. Se tali riserve si riducono e vi è rischio di “scontrarsi” con la barriera della riserva obbligatoria, le banche devono chiedere prestiti di contante o alla banca centrale o agli altri istituti di credito. Tali prestiti sono concessi a tassi molto bassi, legati al tasso ufficiale di sconto. I tassi sono bassi perché ciascun partecipante a questo mercato percepisce gli altri come “sicuri”. Inoltre questi prestiti sono a brevissimo termine. Una larga parte dei prestiti giornalmente necessari viene negoziata tra banche private, spesso sulla base di rapporti di fiducia reciproca (ad esempio: oggi sono io in difficoltà, perché le imprese mie clienti hanno eseguito molti pagamenti; tu mi finanzi a tassi bassi e domani toccherà a me renderti il favore). Il fatto che le banche abbiano avvertito come rischiosi titoli in possesso di loro “partner”, ha fatto sì che il meccanismo di fiducia reciproca si incrinasse. Tutti hanno pensato, a volte eccedendo in pessimismo: e se la banca xy non fosse in grado di restituire il prestito di liquidità avendo difficoltà a vendere titoli troppo rischiosi? E se addirittura fallisse? I tassi interbancari hanno quindi mostrato tendenza a un improvviso rialzo, e le banche centrali, perciò, sono intervenute prestando contante alle banche ordinarie, per evitare un eccessivo aumento dei tassi interbancari, e soprattutto per evitare il panico. La riduzione dello 0,50 per cento del tasso di sconto americano può essere interpretata come il segnale che la Fed è disponibile a coprire le necessità di liquidità del sistema bancario a bassi tassi.
Gianluca Femminis Università Cattolica di Milano
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