S’avvicina “l’autunno” caldo della politica, ma quando finirà l’inverno delle riforme?

Di Cominelli Giovanni
12 Settembre 2007

Si sta avvicinando l’autunno caldo della politica italiana. Non masse sociali in movimento, ma frammenti di partiti e di disegni politici che fluttuano nell’aria, senza riuscire a trovare una configurazione stabile. Non perciò la cosa non riguarda il paese. La condizione di instabilità cronica del sistema politico italiano è una delle cause dell’incapacità di fare riforme, è un fattore di declino dell’Italia. Nello schieramento di governo si stanno formando tre soggetti: il Partito democratico, al cui interno si contendono lo spazio gli ex centristi e riformisti dell’ex Pci e la ex sinistra Dc; la sinistra radical-moderata di Mussi; la sinistra radical-radicale di Giordano-Diliberto-Pecoraro Scanio. Il 23 luglio il governo ha stipulato un accordo tra le parti sociali sulle pensioni, che ha abbassato a 58 anni il gradino-scalone previsto dal governo Berlusconi ai 60 anni per andare in pensione. Contro questo accordo, che costa circa 10 miliardi di euro, in parte pagati dai lavoratori precari, e contro la precarietà sociale che ne deriverebbe sfileranno in piazza il 20 ottobre anche ministri e sottosegretari delle due sinistre radicali del governo Prodi, che ha siglato quell’accordo. I tre soggetti dell’alleanza rischiano la collisione e il governo la caduta. Alle spalle stanno le tensioni riaccese dalla discussione sulla legge elettorale: la posta in gioco è l’accordo su un sistema elettorale tra i partiti maggiori di governo e di opposizione per una riduzione delle rendite e degli spazi di ricatto delle forze minori. Su tutti pende la spada di Damocle del referendum. Quanto a Berlusconi, non sta assopito sulla riva del fiume. In attesa che il governo imploda, ha scatenato, sulle orme di Mao Tse-tung, un bombardamento contro il proprio quartier generale, inventando un “Partito della libertà”, che gli consenta un cambio in profondità della vecchia classe dirigente di “Forza Italia”. L’operazione-giarrettiere – quelle di Michela Brambilla, ça va sans dire – tende a sconvolgere gli assetti di “un partito non-partito”, le cui sorti e i cui uomini sono appesi all’arbitrio totale di Berlusconi. Molti “senatori” del partito tremano. In questo contesto l’interesse del Cavaliere per la legge elettorale è minimo e puramente tattico. Sicuro di vincere le elezioni, utilizza ogni strumento che porti alla caduta del governo, rinviando al dopo e da posizioni di forza il riassetto del sistema politico e di quello elettorale. Il paese continua ad aspettare una politica decidente.

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