Il dicastero che fa acqua
Non era mai successo, fino alla settimana scorsa, che lo scontro polemico tra membri dello stesso governo arrivasse al punto di vedere un ministro rinfacciare a un collega la permanenza nei suoi uffici di collaboratori di un governo precedente, come è avvenuto settimana scorsa tra il ministro dell’Ambiente e quello per le Infrastrutture. Al di là di certo folklore, la questione è sintomo di uno stato di insofferenza nella maggioranza verso il velleitarismo, la prepotenza, la politica del non fare nulla, di Pecoraro Scanio. Poiché poi a questi atteggiamenti corrisponde una profonda impreparazione amministrativa e un iperattivismo mediatico sbilenco, allora ci si spiega tutto, e si può arrivare (ebbene si: a me è successo!) a concepire una qualche simpatia addirittura per Antonio Di Pietro.
Ora, che il governo Prodi non funzioni è ormai opinione comune, come risulta anche dal sondaggio pubblicato da Repubblica, giornale non certo antigovernativo, il 16 settembre. Per onestà, però, è opportuno distinguere al suo interno tra livelli diversi di incapacità e di ridicolaggine; applicando questa logica si scoprirà che il ministro dell’Ambiente rappresenta il picco negativo della compagine, e direi anche con un certo distacco dal penultimo. Comportamenti che comprovino questo giudizio possono essere elencati a centinaia, e ci vorrebbero diversi volumi per contenerli tutti: io mi limiterò qui a fornirne alcuni, disposto naturalmente a passare le lunghe serate dell’inverno imminente (forse fredde e buie per le mancate autorizzazioni ambientali) per proseguire nell’elencazione con chi fosse interessato.
E cominciamo dalla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici costata circa 10,5 (sì, dieci milioni e mezzo!) di euro per raccogliere solo critiche e smentite. Dati errati o falsi, considerazioni demenziali, gaffes di portata galattica dello stesso ministro («L’Italia si scalda quattro volte di più del resto del mondo», quando la differenza è di un quarto di grado; «L’Adriatico sta diventando una palude», in totale assenza di studi seri, e via discorrendo) hanno contribuito a gettare nel ridicolo la costosissima macchina da guerra del ministro, già dequalificata dal fatto che ad organizzarla ed aprirla fosse stato uno degli amici del ministro privo di significative qualificazioni. Lo stesso fratello del premier, professor Franco Prodi, illustre studioso del clima, è stato costretto a prenderne le distanze in prima pagina sul Corriere della Sera.
La conferenza dello scherno
Del resto, l’iniziativa era nata sotto maligna stella, col rifiuto della Corte dei Conti a registrare la nomina a direttore generale del deus ex machina dell’evento, Vincenzo Ferrara, per assenza dei requisiti professionali richiesti. A che titolo poi lo stesso Ferrara abbia coordinato la Conferenza, sarebbe bene spiegarlo ai signori delle Corti (dei Conti). Ma questa è solo l’ultima: la penultima, quasi in contemporanea, è il fallimento del tentativo di “inguacchiare” la legislazione ambientale in essere; in questo caso, l’illustre ministro e i suoi validi consiglieri sono riusciti a perdere il termine per la trasmissione al Parlamento di una bozza di decreto, realizzando una di quelle operazioni che stroncano la carriera di qualunque giovane di studio, e decadendo da ogni possibilità di azionare ancora la delega legislativa. Sempre a questo proposito, abbiamo scoperto che il testo (irrilevante perché elaborato a decadenza avvenuta) proviene da soggetti esterni alla p.a. (su questo, vedi www.vivaaa.org).
Abbiamo citato solo due degli ultimi episodi di incompetenza e incapacità, che vanno a sommarsi alle decine o centinaia di atti non registrati o annullati dagli organi di controllo, come la nomina di una seconda commissione per le autorizzazioni ambientali mentre l’originaria era ancora esistente; la nomina di una serie di commissari, direttori scientifici e consulenti all’Icram, tutti fasulli, fino alla recentissima investitura dell’amico Ferdinando Mainenti, oscuro biologo (biologo?) salernitano, a direttore generale del massimo ente di ricerca marina. Oltretutto tale nomina è avvenuta ad opera del commissario nelle more dell’entrata in carica del nuovo presidente, il quale inoltre si troverà a gestire un bilancio decurtato di mezzo milione di euro all’anno rispetto alla dotazione garantita dai governi precedenti.
I provvedimenti europei
Ancora: per un pasticcio fatto sulle nomine e per non aver saputo applicare le leggi, in questo momento non esiste la commissione per le valutazioni di impatto ambientale, con conseguente blocco delle autorizzazioni per la realizzazione di infrastrutture; in conseguenza dei cervellotici rinvii dell’entrata in vigore di norme già approvate, la Commissione Europea ha dovuto aprire numerose procedure di infrazione verso l’Italia; l’Apat, che con i suoi circa mille dipendenti è l’ente più importante sotto controllo del ministero dell’Ambiente, è totalmente allo sbando: non solo sono stati nominati dirigenti tre persone che non hanno i requisiti (Capasso, Caracciolo e Mezzanotte), ma il commissario Viglione, avvocato non illustre, è contemporaneamente capo di gabinetto del ministro. Con tanti saluti al principio della distinzione tra controllore e controllato.
Al peggio non c’è limite, dicevano gli antichi: ma il nostro Alfonso Pecoraro Scanio, lo conoscevano?
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