L’impennata di latte e latticini

Di Ranieri Lorenzo
20 Settembre 2007

Come avviene per pasta e farina, forti tensioni anche nel mercato del latte. Negli ultimi mesi i prezzi all’ingrosso hanno avuto aumenti tra il 20 e il 30 per cento e la situazione è tuttora in evoluzione. Aldilà dei facili proclami e delle accuse di speculazione rivolte ai vari operatori della filiera, quali sono i motivi di questa impennata? La crescente richiesta di polvere di latte (il prezzo è aumentato del 45 per cento in un anno) da parte di Cina, India e altre nazioni emergenti, in concomitanza con la forte siccità in Australia, paese tra i maggiori produttori, ha determinato l’azzeramento delle scorte mondiali e ha scatenato la caccia al latte stravolgendo i precedenti equilibri. Una delle più grosse industrie casearie del Nord Europa ha letteralmente cancellato la produzione di Emmental e Fontal: si realizza meglio e subito polverizzando il latte, non conviene sostenere i costi di trasformazione e stagionatura. Francia e Germania, nostri tradizionali fornitori, hanno esaurito i loro esuberi. Così in Italia, dove già produciamo quantità insufficienti al fabbisogno interno, domanda e quotazioni sono schizzate verso l’alto. La forbice tra il prezzo realizzabile sul mercato libero e quello alla stalla (stipulato solo pochi mesi fa tra allevatori e industrie casearie) si è aperta a tal punto da rendere necessaria un’ulteriore trattativa fra le parti chiusasi con la concessione di tre scaglioni di aumento per un complessivo 27 per cento. La palla per i prezzi al pubblico passa ora a industria e distribuzione.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.