I moralizzatori da strapazzo sono figli dei cantori della piazza pulita

Di Tempi
27 Settembre 2007

Nemmeno al giornalista della Stampa che lo ha intervistato dopo il suo V-day ha spiegato perché i politici sarebbero una specie meno “pulita” della sua: «Scusa, adesso sto andando a fare una marchetta» (scusa Beppe, tipo 25 mila euro per presentare un’Audi?). Perciò, sarebbe molto opportuno distinguere tra “il malcontento generale” e l’uso che ne fanno i miliardari cercatori d’odio. Non stiamo dicendo che siamo alla “satira” himmleriana sull'”ebreo usuraio”. Ma quando un comico avaro scambia per generosa comicità «l’ingiustizia divina che ha fatto morire Pavarotti e non De Michelis» o dice che «il Papa è un amministratore delegato con due milioni di lavoratori in nero», è già sulla buona strada. Andiamoci piano con i «Grillo interpreta il malcontento generale e supplisce alla politica». Anche dopo la prima guerra mondiale – e stiamo parlando di guerra, milioni di morti, mica dell’Isola dei famosi – “il malcontento generale” era florido e la tendenza alla «supplenza politica» giustificata – scrisse Trotzky, non Craxi – dal caos che scatenò «la ribellione della piccola borghesia contro tutti i partiti che l’avevano illusa». Anche allora nazisti e comunisti marciavano insieme sotto i vessilli dell'”onestà” contro la “corruzione”. Direte: ma non siamo al Reich. Intanto però il pelo lisciato da 15 anni a questa parte ha questa eco sinistra. Non viene in mente a nessuno che se in questi quindici anni il paese è peggiorato in tutto – nelle relazioni condominiali, come nel fare politico – molto dipende dal proliferare di questi moralizzatori da strapazzo. Non hanno che un’ossessione: fare piazza pulita e trasformare il parlamento, le istituzioni, la scuola, l’impresa, in un grande casellario giudiziario. Cos’è se non fanatismo? Il peggiore dei fardelli che possa (ri)capitare a un paese già appesantito da un quadro politico in via di putrefazione.

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