Dal blog alle piazze rimbalza l’ira di quelli a posto. Di tutte, la peggiore

Succedono cose serie. La sera che abbiamo visto in tv Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna, siamo rimasti zitti. Poi, dopo un breve silenzio, ci siamo detti: «Questa roba, fa un po’ di paura». Paura a noi, che non siamo Palazzo, noi dipendenti a reddito fisso, sfiniti da Prodi, disillusi su buona parte della politica italiana. Paura a noi, che non leggiamo quasi più i quotidiani, stanchi di beghe infinite, di insulti, dell’avvinghiarsi disperato alle poltrone di gente che non ha un pensiero, un progetto, una condivisibile speranza. Eppure, ci siamo detti guardando piazza Maggiore, questa roba è ben peggio. Andrebbe molto peggio se, sospinto dai media, il blog di Grillo diventasse movimento, massa, marea. Guardatelo, gonfio di onesta indignazione, la bocca spalancata che urla il Verbo: “vaffanculo”. Non lo dice soltanto: lo rigurgita, te lo vomita addosso. Lo sfiata come un rutto, vibrando di onesta rabbia, le vene del collo gonfie che fanno immaginare le coronarie allo spasimo nel furore da capopopolo. Urla, Grillo, e più urla e sparge merda su tutto e tutti, più i suoi si entusiasmano, applaudono come a domandare il bis che lui generosamente concede: vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.
Il lato sinistro della faccenda, è che delle ragioni a tanta rabbia ci sono. Nell’orto di Ulivi e Margherite, di scissioni e di rifondazioni, di nuovi partiti con vecchie facce, il Palazzo sembra davvero essersi dimenticato che il problema non è spartirsi una torta, ma governare un paese. Il potere è sempre stato spartizione, ma ora la faccenda è spudorata. La gente che paga su un euro di benzina il 62 per cento di accise, e poi si sente dire da Prodi che cialtroni noi italiani siamo tutti, si incazza. Quel faccione da parroco di campagna sempre serafico, intangibile a ogni contestazione, ha esasperato. Ma il risultato, scopri, è un guitto che sale sul palco e vuol sfasciare tutto.
Si sarebbe potuto, anche, non dargli tanta importanza. Erano in trentamila in quella piazza, a Bologna. Il giorno dopo, quando Repubblica a Grillo ha dedicato la prima pagina, ha fabbricato la metà del fenomeno. Quel giorno il blog del V-day è esploso. Chissà se è stato un favore gratuito, o interessato. Poi, azionata la grancassa, sono partiti i sondaggi: il 43 per cento degli italiani si dice interessato al Vaffanculo – pensiero. Potrebbero votarlo, dicono. Lo stesso Grillo si è detto sbalordito della risonanza del suo outing bolognese. Già, un miracolo, non del cielo però. Ora il vate si accinge a conferire il Marchio di onestà controllata. Vuole distruggere i partiti, dice, ma temiamo sia solo l’inizio. Quando si comincia a picconare, ci si prende gusto. E distruggere, è così facile. Speriamo che sia un fuoco d’artificio, una bolla mediatica che implode rapidamente come è esplosa. Guardatelo Grillo, come urla, come erutta verità da bocciofila, come suda sopra le vene del collo gonfie. È una palla di onesto livore. È l’ira di quelli a posto – di tutte, la peggiore.

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