Stavolta ha ragione Bossi. Ammettetelo oppure qui diventiamo tutti leghisti

Di Tempi
04 Ottobre 2007

Nel mondo a rovescio di Giuliano Amato, Oscar Luigi Scalfaro, Pietro Scoppola e Franco Bassanini la Costituzione italiana è minacciata dai barbari berlusconiani e leghisti e va protetta con una riforma dell’articolo 138 che renderebbe ogni sua revisione più ardua di un’ascesa dell’Everest. Nel mondo a rovescio della stampa e della tv filogovernativa il senatore Umberto Bossi che evoca una “lotta di liberazione” del Nord Italia è, per usare le parole del presidente della Camera Fausto Bertinotti, uno che alimenta l’odio. Nel mondo reale un ministro della Repubblica, Beppe Fioroni detto “er Bugia”, fa carne di porco della Costituzione denunciando davanti alla Corte costituzionale la legge sul sistema educativo di istruzione della Lombardia, votata in Consiglio regionale dal centrodestra e non avversata dal centrosinistra. L’articolo 117, emendato nel 2001, sancisce che l’istruzione e formazione professionale sono materie di competenza esclusiva delle Regione, ma esigenze clientelari, elettoralistiche e di coalizione spingono il ministro a esautorare i legittimi titolari del diritto di legiferare senza che le vestali della Costituzione abbiano nulla da ridire.
L’odio non nasce dalle parole di Bossi, cane (ci perdoni la metafora il senatore) che da vent’anni abbaia senza mordere, ma da un copione che si ripete sempre uguale quando i Prodi, i Visco e i Pecoraro Scanio sono al potere: la demonizzazione dell’Italia produttiva, presentata come un’accolita di evasori e di egoisti, la sua umiliazione mediante la negazione degli strumenti necessari al suo sviluppo (vera autonomia scolastica, infrastrutture, minore impatto del fisco sulle busta paga dei lavoratori dipendenti), infine la beffa della difesa, a suon di tasse nazionali e/o locali, dell’intangibilità del welfare gabellato come incarnazione della solidarietà, quando nella realtà esso ha raggiunto picchi di disfunzionalità sconosciuti nel resto dell’Europa. È l’assistenzialismo condito di prediche e altezzosità morali che ha mortificato il Sud incatenandolo a un destino di sottosviluppo e di dipendenza dai suoi vicerè e che fa incazzare il Nord, condannato a pagare materialmente il prezzo di una politica senza futuro.
Contrariamente a quanto pensano Bertinotti e soci, la costituzione di un Cln è assolutamente indifferibile. Un comitato di liberazione dove la “n” sta sia per nazionale che per Nord. Proprio per evitare derive secessioniste e/o violente dell’esasperazione che nel Settentrione sta montando fra persone di ogni strato sociale e persuasione politica, è indispensabile che si formi un’ampia alleanza di politici, imprenditori ed esponenti della società civile in grado di coalizzare la massa critica per una lotta di liberazione non violenta dal centralismo burocratico statalista assistenzialista veteroambientalista che sta guidando l’Italia verso lo schianto finale. Chi finge scandalo di fronte ai proclami leghisti dovrebbe por mente al fatto che in questo momento alcuni paesi dell’Unione Europea (Spagna, Belgio, Regno Unito) sono attraversati da fremiti secessionisti nono-
stante la solidità delle loro istituzioni e della loro economia. L’idea di quello che potrebbe succedere in Italia all’indomani di una separazione consensuale fra inglesi e scozzesi, fiamminghi e valloni, fa venire i brividi. Perché da noi le vicende sarebbero molto meno pacifiche. Urge pertanto la creazione di un Cln che riunisca i Formigoni, le Moratti, i Galan coi Penati, i Corsini, i Chiamparino; i Giorgio Vittadini con gli Aldo Bonomi. Per una leadership che, partendo dal Nord e collegandosi con i riformisti volenterosi del resto del paese, salvi l’Italia da chi la sta disfacendo nei fatti mentre accusa il Nord del delitto.

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