I numeri che sbugiardano il moralizzatore di Sicko
Uno dei numeri che più spesso vengono lanciati in faccia all’interlocutore nei dibattiti sul sistema sanitario americano è quello relativo ai “non assicurati”, ossia coloro che non usufruiscono dei rimborsi delle principali assicurazioni sanitarie: in tutto 45 milioni di persone. La cifra incarnerebbe l’incapacità degli Stati Uniti di provvedere i servizi sanitari a una vasta platea di suoi cittadini. Basandosi su dati del Census bureau e del dipartimento della Sanità lo scrittore e polemista Mark Steyn ha cercato di demitizzare l’argomento. «Il 37 per cento di coloro che non sono assicurati, cioè 17 milioni di persone, appartiene a nuclei familiari con un reddito superiore ai 50 mila dollari annui, e di questi 8,7 milioni guadagnano più di 75 mila dollari all’anno», ha scritto per spiegare che c’è una fetta di americani che restano fuori dal sistema delle assicurazioni perché abbastanza ricchi da permetterselo e non il contrario. Lo dimostrerebbe ancora meglio il fatto che nel decennio 1995-2005 il numero dei non assicurati con un reddito annuo inferiore a 25 mila dollari è diminuito del 20 per cento, mentre quello dei non assicurati con reddito superiore ai 75 mila è aumentato del 155 per cento.
La cifra non ha il significato che le viene spesso attribuito anche perché, scrive ancora Mark Steyn, «nove milioni di persone non assicurate godono della copertura sanitaria di Medicare. Altri 9 milioni sono stranieri residenti negli Usa», molti dei quali in caso di malattie serie tornano al paese d’origine per godere di cure pubbliche gratuite, come fanno normalmente i canadesi e come fa il giovane francese presentato nel recentissimo film di Michael Moore Sicko. Inoltre dai dati del Census bureau si rileva che 18 milioni di non assicurati hanno un’età compresa fra i 18 e i 34 anni: ossia si tratta di persone che in buona parte ritengono che non sia conveniente assicurarsi. Infine, Jim Kenefick scrive che «solo la metà dei non assicurati resta senza assicurazione per più di sei mesi di seguito».
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