La lotta dei monaci birmani non ammette timidezze
La lotta intrapresa dai monaci buddhisti in Birmania è commovente e aiuta tutti noi a ricordare il prezzo della libertà e della democrazia. La decisione di rispondere al regime militare con una protesta non violenta è emozionante. I monaci non mettono bombe, non fanno attentati, non provano a indebolire il regime diffondendo terrore, ma silenziosi marciano in fila indiana per le città, senza nemmeno disturbare o interrompere il traffico delle automobili. Inutile chiedersi da che parte stare, incollati alle televisioni e a internet guardiamo commossi il coraggio e la forza che questi uomini mostrano di possedere.
Stupisce che in Italia maggioranza e opposizione siano state così timide a reagire e a chiedere un intervento al nostro paese perché segua la scia di George W. Bush, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel e faccia sentire il proprio sostegno per la riforma democratica in Birmania. Dispiace che la maggioranza e la Farnesina guidata da Massimo D’Alema abbiano inizialmente taciuto. Silvio Berlusconi, che ha caratterizzato la politica estera del suo governo per l’appoggio dato alle democrazie, perderebbe una occasione per ribadire l’amore per la libertà e per chi rischia la propria vita per conquistarla. La retorica della difesa della democrazia, quella che ha fatto entrare il nostro paese in guerra in Afghanistan e in Iraq, non deve venir meno di fronte alla Birmania. Il fatto che Cina e Russia appoggino la giunta militare non dovrebbe bloccarci. Le titubanze di oggi ci tolgono credibilità domani.
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