Se l’embrione
Devo fare i complimenti ad un articolo (“Dottori e Quaquaraqua” di Piero Morandini, Tempi n.39) veramente serio, ben argomentato ed onesto. Tuttavia, a mio avviso, incompleto. Non tanto la diffidenza, forse ancestrale, verso il nuovo, o circa il prodotto qualificato e collaudato che mi fa pensare, quanto la paura di cosa possa derivare da una diffusione di pratiche non scevre di incognite se applicate da persone incompetenti o, peggio, disoneste. Faccio mente locale anche a quanto di pericoloso e talvolta dannoso avviene con i medicinali, prima diffusi anche per anni, poi tolti dal mercato. Purtroppo nella pratica degli Ogm si presenta un rischio aggiuntivo, una volta fatto un errore, si può verificare la situazione di non poter più tornare indietro, perché è la natura ad essere contaminata, forse definitivamente, dal vento che trasporta i semi. Quindi, più e prima che preoccuparsi della salubrità di un seme Ogm, mi pare necessario sapere come rimediare ad eventuali errori. Questo nell’articolo non viene considerato.
Marco Girardi Peschiera Borromeo
Gli attivisti anti-Ogm sono riusciti a far credere che la “contaminazione” delle varietà affini sia una minaccia alla biodiversità che si è affacciata con gli Ogm. Falso: è da quando l’uomo seleziona con gli incroci varietà sempre più produttive e resistenti che si pone il problema di non danneggiare troppo la biodiversità, cioè da quando esiste l’agricoltura. I coltivatori di Ogm affrontano il problema recintando le coltivazioni transgeniche con filari della stessa varietà convenzionale, che fanno da barriera alla dispersione dei pollini. I quali non volano all’infinito: quelli del mais fanno 20 metri, quelli del riso 1 metro a mala pena. In Cina si progetta di coltivare riso transgenico in regioni distanti da quelle del riso tradizionale per evitare qualunque rischio. Ma di questi argomenti parleremo più estesamente.
L’obiettivo della campagna “Liberi da Ogm” è raccogliere tre milioni di firme in Italia. I prodotti di madre natura devono essere incontaminati. Vede direttore, qui c’è qualcosa di radicale e di sacro. Radicale è un aggettivo che ho amato alla follia. Lo hanno distrutto. Chi si occupa di società e di politica, quindi degli uomini, è radicale quando va alla radice dell’individuo. Oggi invece radicale è chi sta alle estremità. Stando ai lati però si finisce per allontanarsi dall’uomo stesso. “No Ogm” è uno slogan radicale, lontano dalla ragione e distante dall’uomo. Non parliamo poi del sacro. Per me non credente, il sacro costituisce il fondamento esistenziale del gruppo umano. Gli ambientalisti forse la pensano esattamente come me. Con una particolare eccezione. Per loro il discorso vale solo per mais e barbabietole. Vale per la sacra patata, non per gli embrioni. Sacri e radicali certo, ma non con gli esseri umani. Al cospetto dell’embrione chimera, dell’uomo-maiale neppure una raccolta di firme sottobanco hanno pensato di fare. Quest’estate il professor Carlo Flamigni ha spiegato che se si sopprime un embrione non si può dire di averlo “ucciso”. Con tale logica, ha continuato il professore, dovremmo punire con almeno sei mesi di reclusione chi mette il cappello sul letto o rompe uno specchio. Flamigni nel 2004 considerava l’embrione qualcosa di molto importante, non certo qualcuno, ma il suo ragionamento, oggi, ha svelato l’ipocrisia di quella affermazione. Secondo una dialettica razionale, infatti, l’embrione o è nulla, oppure è qualcuno e quindi è necessario far valere su di esso il principio di precauzione. Per Flamigni, invece, un embrione o un cappello pari sono. Il mais però è sacro.
Fabio Cavallari via internet
Preg.mo direttore, sul settimanale da Lei diretto è stato pubblicato un articolo, a firma di Paolo Togni, dal titolo “Il dicastero che fa acqua” (n. 38 del 20 settembre 2007). Nell’articolo si afferma, tra l’altro, a pagina 13, in relazione all’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) che «sono stati nominati dirigenti tre persone che non hanno i requisiti (Capasso, Caracciolo e Mezzanotte)». L’affermazione è totalmente falsa, e per effetto, diffamatoria. Invero, il conferimento dei rispettivi incarichi, ai menzionati dirigenti, è avvenuto nel pieno rispetto dei requisiti di legge e sulla base di curriculum professionali ineccepibili. In due casi si tratta di dirigenti dell’Agenzia con esperienza ultratrentennale maturata nelle materie di competenza delle unità loro assegnate. Nel terzo caso, per una posizione di natura giuridico-amministrativa, l’Apat si è avvalsa della possibilità, espressamente prevista dal Decreto legislativo 165/2001, di affidare incarichi dirigenziali a professionalità esterne, con contratto a tempo determinato. Riservandosi ogni più ampia azione nelle competenti sedi giudiziarie, a tutela della propria onorabilità, si richiede pertanto la formale rettifica della notizia, che ai sensi dell’art.8, comma 3, l.8 febbraio 1948, n.47, deve essere pubblicata «non oltre il secondo numero della settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia in cui si riferisce» e con le stesse modalità. Naturalmente la richiesta di rettifica si estende anche alla edizione on line del settimanale ove l’articolo in oggetto è stato riportato ed è consultabile sul sito dev.tempi.it.
Dott. Luigi Capasso,
Dott. Roberto Caracciolo,
Ing. Roberto Mezzanotte
Prendiamo atto della rettifica inviataci dai dottori Capasso, Caracciolo e Mezzanotte. Paolo Togni ci preannuncia chiarimenti per la prossima settimana. Comunque sorvolando con il Boing 737/400 di AirOne nella mattina del 30 settembre 2007 abbiamo notato che gli Appennini, anche quelli bassini, presentavano sulle cime spruzzatine di neve. Mica male come rettifica al fatto che «in Italia la temperatura è aumentata quattro volte di più che nel resto del mondo», dato riportato dal ministro dell’Ambiente nell’importante convegno organizzato dal ministero dell’Ambiente sui cambiamenti climatici.
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