Il ministero dell’ostruzionismo

Di Togni Paolo
04 Ottobre 2007

Per molto tempo il ministero dell’Ambiente è stato il luogo del no: no alle infrastrutture, no agli impianti energetici, no a qualunque novità. Strumento eletto per esercitare in concreto questa funzione di blocco di tutte le novità era la commissione per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via). Questa commissione era stata istituita nel 1989 per attuare anche in Italia la normativa europea che prevedeva un’analisi delle conseguenze ambientali che avrebbe avuto la realizzazione di alcune categorie di infrastrutture impattanti sul territorio (reti ferroviarie, aeroporti, grandi vie di comunicazione terrestre, porti, centrali e viadotti elettrici) come condizione per la loro effettiva realizzazione. Fino al 2001 tale commissione funzionò come luogo nel quale si impediva tutto: basti pensare che il tempo necessario al rilascio di un parere arrivò ad essere di quasi tre anni. Va da sé che le domande preparate da alcuni studi professionali vicini ai vertici del ministero godevano di uno, due o anche tre occhi di riguardo. Il risultato fu un periodo di blocco totale di realizzazione di infrastrutture con il quale si determinò buona parte del ritardo che questo governo non fa nulla per colmare. Così durante la scorsa legislatura si cercò di porre rimedio: via i raccomandati, dentro i competenti, un forte – anche se rispettoso delle competenze tecniche – impulso alle attività. Il ministero dell’Ambiente non fu più il luogo del no, e divenne il luogo del come: procedure veloci quanto lo permettevano le analisi, autorizzazioni spesso sottoposte a rigide prescrizioni, giudizi motivati solo dai dati tecnici furono il segnale della novità.
Anche al ministero dell’Ambiente, col governo Prodi-Pecoraro, arrivò il nuovo corso, che ripristinò con maggior ferocia il blocco generalizzato, magari con qualche eccezione per le opere del collegio elettorale del ministro. L’ambiente è tornato ad essere il luogo del no, come dimostra il fatto che la commissione Via è stata sciolta (illegittimamente) da oltre due mesi, e non si sa se sarà ricostituita. Sull’argomento anche la Ue ha bacchettato il governo italiano, che naturalmente non se ne è dato per inteso. Ma l’eccessiva inclinazione del ministro a dire no a tutto sta determinando reazioni indignate. Da ultimo quella dei produttori di energie alternative, che a parole il governo promuove, mentre penalizza pesantemente la concreta realizzazione degli impianti. Come dire: chi vuole vada, chi non vuole mandi (Pecoraro a fare il ministro dell’Ambiente).

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