Quindici anni di manipulitismo per portare Caruso in Parlamento

Di Tempi
11 Ottobre 2007

Come Bettino Craxi voleva dimostrare nel suo discorso alla Camera dell’aprile 1993 («Non consegnamo la rifoma della politica ai tribunali, non mettiamoci in un tunnel dal quale non sappiamo se e quando l’Italia uscirà») adesso è venuto il momento della resa dei conti interna alla sinistra. Il risultato paradossale di tutto lo scandalismo che infesta l’Italia da 15 anni è sotto gli occhi di tutti: per mantenersi in sella un governo del 2007 deve sottostare ai diktat di sfascisti da anni Venti. Mentre coloro che furono un tempo espressione di grandi forze popolari, oggi si consolano col cinema Veltroni, ridotti in una condizione di umiliante subalternità perfino nei confronti di macchiette della politica come Pecoraro Scanio e Caruso. è chiaro a tutti qual è il problema che ci portiamo dietro fin dalla vigilia di Tangentopoli e che Mani Pulite ieri, l’antipolitica oggi, sono riusciti ad eludere per dare all’Italia più sfiducia in tutte le istituzioni, più povertà e, per dirla alla San Suu Kyi, più «influenze corruttrici del desiderio, della malevolenza, dell’ignoranza e della paura». Come ha ricordato settimana scorsa alla Camera il ministro delle Finanze il problema non è l’auto blu o un magistrato fuori di testa dietr il quale ci fanno correre come tossici in cerca della dose quotidiana di invidia e di odio sociale. Il problema è che «il debito pubblico italiano è gigantesco: 1.600 miliardi, che obbliga a pagare 70 miliardi di interessi l’anno, 1.200 euro in media in testa ad ogni italiano compresi i neonati». Il problema non è distruggere la politica. Ma che ritorni la politica.

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