La messa partitodemocratica è finita. Il governo Prodi può andare in pace

Di Tempi
18 Ottobre 2007

Non occorre essere pezzi da novanta del giornalismo economico (Giannino, Alvi, Giavazzi, Ichino) per leggere nella Finanziaria il bollito misto di un governo al cui premier mancava solo la foto alla Borat per apparire più comico di quanto non lo sia già di solito. Dunque, dopo aver imposto all’Italia il regime fiscale più vampiresco d’Europa, Prodi ha avuto il coraggio di partorire un «Non mando a picco l’Italia». Una bella ostentazione della solita faccia di bronzo. Se non fosse che a fargli le pulci è stato il commissario europeo Joaquin Almunia. Il quale, guardando dentro i nostri conti, ha denunciato lo schifo di una Finanziaria che non deve far niente se non contentare i clientes di un governo scemo, mandare in pensione a Natale il 58enne, confermare la nostra immagine all’estero secondo la quale lavorare in Italia è un’impresa che non soltanto stanca, ma che non vale proprio la pena. Ma Romano l’astronauta e la sua rosybindiana first lady credono sul serio che l’Italia possa rassegnarsi a essere la casa di riposo della più sgangherata sinistra europea, l’ostello del baby pensionato no global, il parco giochi del bamboccione della Perugia-Assisi? D’accordo, non si poteva gestire la soap opera partitodemocratica senza avere in carica un governo che ha fatto della faccia di Visco e dell’ipocrisia poveraccista il martello e la falce dell’avvenire. Però, adesso, finita la messa e proclamato Veltroni beato, non sarebbe ora di andare a prendere una boccata d’aria fuori dal camposanto, e votare?

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