Anche la messa clericofolkloristica è finita. Solo la chiesa Pd-patriottica non l’ha capito
Evviva il compagno Giuliano Ferrara che vorrebbe l’insegnamento della teologia anche nelle università laiche. Però, intanto, se i preti seguissero anche solo pedissequamente il magistero del Papa e imparassero a memoria lezioni magistrali come quella del cardinale Christoph Schönborn (vedi Il Foglio, 12 ottobre), non sarebbe male. O non siete stanchi di quelli in tenuta arcobaleno che s’involano con le parrocchiane/i, di quelli che si sdraiano sui binari per impedire alla Campania di mettere fuori la testa dai rifiuti o che difendono il diritto degli zingari di fare dell’Italia la patria mondiale del nomadismo? Se c’è una pratica che è diventata faticosa è difendere la Chiesa dagli uomini di Chiesa. Sono frastornati e aggiungono confusione alla confusione, già grande, che regna sotto i cieli. Intanto seminari e parrocchie vanno a rotoli. Qualche anno fa l’arcivescovo di Milano ebbe la buona idea di un sondaggio per capire come e quanti fedeli partecipassero ancora alla liturgia domenicale. Analoga intuizione servirebbe ad altri vescovi. Epperò, contrariamente a quello che si è visto a Milano, bisognerebbe poi renderli pubblici gli esiti di queste inchieste. Abbiamo l’impressione che le percentuali sarebbero molto lontane da quelle di cui si felicita il patriarca di Venezia, secondo il quale, per altro, il fatto che un 13 per cento di cattolici sia rimasto fedele al precetto festivo sarebbe un segno di vitalità. La Messa è finita, cara Repubblica che laicamente delizi il laico con le “suore democratiche” da chiesa Pd-patriottica. La Messa è finita da un pezzo. E il clero che si ostina a farla durare al fuoco di furori sentimentali (più adolescenziali che protestanti) dovrebbero togliercelo dall’orizzonte visivo. Fa paesaggio, è vero, ma un paesaggio di dune che si aggiungono al deserto, non un’oasi di presenza e pensiero diversi dal Grande Fratello. Toglieteci dai piedi questi preti e suore bianchi, con le facce da babbi e i loro cuori infranti. E dateci un po’ di terzo mondo vero. Suore e preti neri (e indiani, cinesi, arabi, slavi, ispanici). Quelli sì, sono una manna per la terra di missione che è l’Italia.
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