Maria del Vernacolo
I poeti come i santi sono sensibili ai valori della bellezza, fraternità e religiosità. Tra questi, il poeta di Grado (Gorizia) Biagio Marin (1891-1985). Legato da radici profonde alla propria terra e ai motivi di una cultura arcaica marinara ha dato vita a una poesia dove gioie e dolori e memorie remote sono trasfigurate in un canto tra il quotidiano e il magico in un dialetto locale di dolci risonanze. Con nell’animo l’eco di tradizioni mariane della sua piccola isola, non si è sottratto all’incanto del Rosario, il quale, dopo le decine di Ave Maria, è completato dalle litanie lauretane che i nostri nonni recitavano a memoria alzandosi in piedi con la risposta dei famigliari «Santa Maria, ora pro nobis», e ha composto una raccolta di poesie dialettali Le litànie de la Madona che ha registrato diverse edizioni – da “Centro Culturale Veritas di Trieste”; – all’editore Carroccio (Padova) – all’ultima dell’editrice àncora (Milano), a cura della studiosa Edda Serra con introduzione e nuova introduzione.
Marin intona un lungo canto d’amore in un dialogo di preghiera e devozione che l’accento vernacolare rende più caro e suggestivo, servendosi della meravigliosa immagine della Madonna per onorare la memoria della madre sua, di nome Maria, ma anche quella di tutte le madri del mondo, che con le loro sofferenze e sacrifici sono tutte sante: «Le nostre madri – in madre del buon consiglio – vengono a te Maria con il cuore trafitto da sette spade, l’anima in pena, i cuori in agonia: scorre il dolore da tutte le contrade». La Vergine contiene ogni valore e ogni istanza, soddisfa al bisogno d’amore, tempera certezze, illusioni, sogni. «Canto su canto, contro ogni illusion costruiamo il poema del tuo viso, sopra la morte e ogni passion, tu splendi Immacolata in paradiso». Maria è la Domus aurea. «O madre cara e dolce tanto come si fa a non volerti bene? Tu sei stata presente in ogni pianto, hai sempre consolato le nostre pene (Madre Amabile); a mille sono fiorite le primavere prima che tu spuntassi sul rosario; si sono consumate generazioni intere per farti nascere in cima al pensiero (Rosa Mistica); e quando i fratelli a terra ci frantumano come pietre messe per il selciato, e l’odio e la rivolta ci consumano, perché l’insulto ci ha bruciato il viso, veniamo a Te a chiedere giustizia (consolatrice degli afflitti). I patriarchi nell’arsura ti trovavano infine: cadeva l’acqua e l’erba rinverdiva, la steppa diventava un bel giardino e la tua bocca era fonte viva (regina dei Patriarchi)».
Regina dei martiri è loro modello: «Testimoni di Dio son tutti quanti, che le piaghe son sempre dolorose; ma le tue erano sanguinanti del sangue della croce». La Madonna è la Regina del santissimo Rosario: «Regina dei Rosai, rosari brevi degli umori novelli, freschi come gli stornelli dei fringuelli; rosari lunghi delle nostre pene, fioriti come lunghe cantilene. Tutta la vita è un rosario con le sue spine che entrano nel costato, e fa fiorire in cima alla spina una rosa sangue – la Regina». Bella la litania “Regina della pace” che chiude la suggestiva collana: «Per tutta la mia vita ho avuto guerra e le passioni pur non tacciono; Maria, dona al mio cuore un bella sera, piena di luce calma e tanta pace. Fammi morire cantando lode a Dio, per la bellezza grande del creato, per la luce che in cuore m’è fiorita e m’ha fatto beato; e per te, mia dolcezza, mia sposa e mia dolce creatura; nell’ultima ora, quando il mondo si oscura, non farmi mancare la tua Carezza».
* monsignore del Duomo di Lodi
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