Il tranello del Pkk.
E adesso vediamo se il topolino Pkk è capace di far cadere nella trappola l’elefante Turchia, se il manovriero R. T. Erdogan è più astuto degli astuti e spietati terroristi marxisti curdi oppure è vero il contrario. L’obiettivo degli attacchi del Pkk è palese: incrinare la cinquantennale alleanza militare della Turchia con gli Stati Uniti e i paesi europei della Nato, isolare Ankara dai suoi tradizionali alleati. I guerriglieri curdi hanno colto al volo l’occasione rappresentata dal voto del Congresso Usa sul genocidio armeno: alzando il livello dei loro attentati hanno provocato un voto del parlamento turco favorevole a un’invasione militare del nord Iraq che, sommato all’irritazione che il voto “armeno” di Washington aveva già creato, aggrava lo stato di tensione dei rapporti turco-americani. In questo momento solo Erdogan può impedire che la crisi precipiti: per ragioni diverse né il governo di Baghdad, né il governo regionale curdo di M. Barzani, né il contingente militare Usa in Iraq possono contribuire a risolvere il problema. Il leader islamista è sotto pressione: da una parte deve mostrarsi non meno risoluto dei governi laici che l’hanno preceduto per legittimarsi agli occhi dei militari e di un’opinione pubblica turca che invoca il pugno di ferro; ma dall’altra è ben consapevole che il Pkk vuole trascinarlo nella palude irachena proprio per indebolire lui, il suo governo e la Turchia unitaria. Il futuro dell’Iraq, la collocazione internazionale della Turchia, la pace in una regione nevralgica dell’Oriente dipendono ora interamente dalla sua saggezza politica.
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