Date il Nobel a Prodi (Franco)

Di Togni Paolo
25 Ottobre 2007

è un fatto compiuto lo scempio della credibilità del Premio Nobel, un tempo riconoscimento prestigioso e ormai ridotto a strumento di pubblicità per idee muffite, per falliti internazionali e per guitti politically correct. A confermare la perdita di serietà dell’iniziativa arriva ora la scelta dei premiati per la pace del 2007. Sul problema del cambiamento del clima si possono avere, se lorsignori lo permettono (ma sembra che siano poco disponibili), opinioni differenti. Io, per quello che può valere, seguo il pensiero degli scienziati seri (per nominarne pochi, e solo italiani, i professori Zichichi, Ricci e Battaglia; ma ce ne sono anche molti stranieri), per i quali non c’è prova del fatto che il riscaldamento del pianeta sia determinato da cause di origine antropica. Pertanto considero una pericolosa insensatezza tutto l’insieme di proclami, attività e leggi che sono state proposte e sono in discussione: insensatezza perché priva di significato in assenza di ragionevoli certezze scientifiche; pericolosa perché, se riusciranno a portarne ad effetto i contenuti, indurrà una recessione economica senza precedenti, e il probabile collasso dell’economia mondiale. Allora, noi benpensanti, dobbiamo fare qualcosa per il pianeta? E cosa?
è certo che sarà utile, alla Terra e a noi tutti, una riduzione delle emissioni in atmosfera, peraltro già in corso. Quindi bisognerebbe fare quello che fa qualunque imprenditore prima di investire: calcolare il rapporto costi/benefici, e procedere solo nel caso che possa essere valutato positivamente. Questo atteggiamento responsabile non contenta i talebani del kyotismo, ha poco appeal per i media, impone dei ragionamenti seri prima di muoversi, faticosi e impegnativi: pertanto è difficile che divenga popolare. Sull’argomento però devo registrare un serio appello del professor Franco Prodi, direttore dell’istituto del Cnr competente in materia, a spendere non in iniziative probabilmente inutili, ma in ricerca certamente utile. Però, in regime di follia gli appelli alla ragionevolezza restano inascoltati. E allora teniamoci Al Gore e la commissione Ipcc, sullo scia di altri Nobel conferiti all’assassino Arafat e al giullare Dario Fo.
Viva il conformismo e l’appiattimento; bando al progresso delle scienze, dell’economia e della qualità della vita umana; e premi Nobel per tutti coloro che proclamano le (pseudo)verità che ai poteri forti interessa che siano proclamate. Se fosse ancora vivo Alfred Nobel, scienziato serio e filantropo concreto, certo ci penserebbe due volte a finanziare un simile, patetico circo mediatico.

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