Per l’Onu Hezbollah è in riarmo. Complimenti, missione fallita

Di Reibman Yasha
01 Novembre 2007

È giunto il momento di ritirare i soldati italiani dal Libano. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha firmato un rapporto del Consiglio di sicurezza che certifica una situazione «profondamente sconcertante e in piena contraddizione» con la risoluzione 1701, che prevedeva il disarmo di Hezbollah. Per questo obiettivo i nostri soldati sono stati mandati in missione. Il rapporto dell’Onu invece afferma che il gruppo sciita ha ricostituito e persino aumentato la propria capacità militare fino a guadagnare un livello superiore a quello che aveva raggiunto in occasione della guerra con Israele nell’agosto del 2006. Qualcuno potrà provare a dire che la colpa dell’insuccesso è dei caschi blu, ma fin dall’inizio della missione era evidente che le regole di ingaggio e la stessa presenza internazionale dei soldati presentavano ambiguità. Adesso, se non ci sarà alcun cambiamento, il nostro governo dovrà prendere atto dei risultati: al momento svolgiamo solo l’imbarazzante ruolo di foglia di fico. Al di là delle figuracce, il problema è che i nostri soldati potrebbero trovarsi in mezzo a una guerra. Sempre maggiori sono i segnali di un imminente attacco alle centrali atomiche iraniane e non è difficile prevedere che il Libano si infiammerà. Se fossimo dei seri alleati resteremmo nel paese dei cedri e aiuteremmo le forze democratiche libanesi e la democrazia israeliana nella guerra contro i fondamentalisti. Ma non lo faremo, diciamocelo anche se è amaro. Proviamo almeno a tirare fuori i nostri soldati prima che sia tardi.

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