Leggi Romano e pensa il contrario
Mio caro Malacoda, guarda che questa scusa della paura non attacca più. È lodevole che tu ci abbia tentato ancora una volta, meritorio che tu abbia trovato una firma di prima grandezza per sostenere la tesi, ma l’editoriale di Sergio Romano sul Corriere della Sera del 26 ottobre scorso manca il bersaglio perché sbaglia completamente diagnosi. Romano si occupa (e si preoccupa) «dell’aumento del turismo religioso a Roma» nonostante «l’elezione al papato di un uomo molto meno esuberante e carismatico del suo predecessore». Semplificando sino a giungere al semplicismo invece che alla semplicità, Romano battezza questo fenomeno «revival religioso» indicando l’integralismo musulmano come la sua «manifestazione estrema e radicale». A noi se qualcuno abbocca va bene, ma anche l’essere più sprovveduto capisce che tra il pellegrino che offre la sua vita a Dio e il kamikaze che si sacrifica per offrirgli quella degli altri la differenza è qualitativa e non quantitativa. Dice poi Romano che il ritorno della religione è «probabilmente il risultato di molte paure». Una economico-sociale, una ambientalista e una che «investe l’area delle certezze e delle consuetudini morali». Benedetto XVI, con i suoi «princìpi irrinunciabili» e con i suoi «solenni silenzi», «tranquillizza i fedeli (impauriti, ndr) e li attira verso il Soglio di Pietro». Questo il suo ragionamento. Bene. Adesso prendi appunti, mandali a memoria e il compito ti serva per capire con chi abbiamo a che fare. Perché quello che succede è esattamente l’inverso.
Il senso religioso non sorge come frutto di una negatività, ma come ipotesi conseguente a un’esperienza positiva. Te la dico nel modo più popolare possibile: le cose nella loro evidente presenza fanno venire in mente qualcosa che le sostenga. È come il trapezista che cade e resta miracolosamente sospeso in aria perché legato a un filo invisibile, sottilissimo, ma fatto d’acciaio, che lo regge. Il mondo è in ogni istante in questa situazione, pericolosa e nello stesso tempo (absit iniuria verbis) benedetta. L’uomo lo sa e continua fiducioso a viverci sopra, a correre, a saltare, certo che non cadrà nel vuoto. La paura gli viene quando qualcuno gli insinua il dubbio sulla solidità della fune, o sulla lealtà di colui che ne tiene in mano l’altro capo. È la paura a essere irrazionale, la fiducia caratteristica dell’uomo religioso è assolutamente ragionevole. Infatti, l’uomo in preda alla paura cessa di essere razionale e si aggrappa ossessivamente alla prima cosa che può afferrare. L’ambientalista terrorizzato dallo scioglimento del pianeta non si rivolge a Dio, ma pensa di salvare il mondo andando in bicicletta o affidandosi al sole, la più grande fonte di calore che noi si conosca. L’uomo impaurito non diventa religioso, diventa idolatra. Non per nulla quel gran guastafeste di Giovanni Paolo II invitava gli uomini a non avere paura di Cristo, ad «aprire», «spalancare» la mente, esattamente come il suo successore li invita ad «allargare la ragione». Tu devi fare il contrario: terrorizzare e indurre l’uomo a rinchiudersi in sé. Possibile che debba ancora spiegarti queste cose? Studia.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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