L’aborto fallito? Chiamalo miracolo
Mio caro Malacoda, il colpo è duro, ma non dobbiamo demordere. Non possiamo fare nulla contro il fatto, ma possiamo manipolare l’informazione sul fatto medesimo. E devo complimentarmi con te che già hai provveduto in proposito. Mi riferisco, se non l’hai capito, a quanto successo in Inghilterra, dove una donna che non riusciva ad avere figli è rimasta finalmente incinta di due gemelli. Uno dei due, però, non cresceva. I medici, allora, fatta la diagnosi, hanno proposto la cura. Non si è capito per chi, ma la cura consisteva, a loro dire, nella selezione cioè nella separazione dei destini dei due gemelli, quello “sano” avrebbe continuato a vivere, quello “difettoso” sarebbe stato eliminato: aborto, appunto, selettivo. Il primo problema era convincere la madre della bontà della scelta. Già, e non se ne capisce il perché, ma questo responsabile gesto di rifiutare una vita, una piuttosto che un’altra, non è ancora diventato normale, necessita tutt’oggi di un’opera di convincimento. I medici – «Signora, è lei che deve decidere» – però ci erano riusciti, per il bene della donna era meglio recidere quel cordone ombelicale che teneva inutilmente in vita un feto menomato. La mamma aveva dato l’assenso. Il medico si era introdotto con il suo strumento terapeutico e aveva tagliato (almeno così credeva) il legame di quell’essere inutile e dannoso con il corpo della madre. Ma il “prodotto (avariato) del concepimento” non era uscito di produzione, manifestando un’inaspettata resistenza al tentativo di soppressione. Disarmati, i medici hanno dovuto rassegnarsi al fatto che nascesse, e poi constatare che lo “scarto” non era da scartare, era sano, come il fratello.
Questo il fatto. Le conseguenze per noi potevano essere disastrose, non sto a elencartele. Ma i fatti non esistono, esistono solo le loro interpretazioni, e tu sei riuscito a trovare la parola giusta, e l’hai fatta scandire nel telegiornale di prima serata (il Tg1 della Radiotelevisione Italiana delle ore 20 di sabato 3 novembre 2007): “miracolo”. Laddove tutti si aspettavano “errore”, tu sei arrivato trionfante con “miracolo”. Che non vuol dire niente, perché miracolo è parola del Nostro Nemico, ma potergliela rubare è una soddisfazione in più. Un evidente caso di errore diagnostico che si era concluso con una sentenza di condanna, e che doveva sfociare in un risultato di morte (perseguito con accanimento “terapeutico”), veniva mediaticamente celebrato come un trionfo della vita. Di solito i medici vengono perseguiti anche penalmente perché, con il desiderio di tenere in vita una persona, sbagliano diagnosi e/o terapia e, contro le loro intenzioni, il paziente muore. In questo caso, contro le loro intenzioni, il “paziente” è rimasto in vita. Forse è vero, forse è un “miracolo”, ma quel caso strano di miracoli che nessuno ha chiesto, per il quale nessuno ha pregato. L’importante è che l’innegabilità del fatto venga vissuta come le sentenze della magistratura, che si accettano e non si commentano. Quando non si può ostentare una parvenza di risposta, meglio evitare le domande. Il mistero non fa per noi.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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