Stando ai calcoli di Berlusconi, ieri è caduto il governo. Forse

Di Tempi
15 Novembre 2007

Mentre scriviamo queste righe sappiamo solo che non si accettano più scommesse al botteghino. O il governo è caduto ieri sera, 14 novembre, o se ne riparlerà forse in primavera, a meno di un brindisi di san Silvestro con Dini (vedi articolo di Emanule Boffi a pagina16). Dunque, il nostro appunto per il dopo è il seguente. Qualunque sia stato l’esito delle votazioni in Senato, niente è stato creato e niente è stato distrutto dal giorno in cui Romano Prodi ha festeggiato una vittoria che non esisteva. Silvio rimembri ancor? Un pari e patta risolto a favore dell’Unione solo da 24 mila voti in più alla Camera (e 200 mila in meno al Senato). Cosa si sarebbe dovuto fare, allora, per il famoso “bene della patria”? Quello che ha fatto in Germania la Merkel.  Un governo di larghe intese. Ovvio, no? No, dal giorno in cui la sciagurata supponenza di un Professore ha dato picche al Cavaliere, ci siamo sorbiti questo governicchio multicolor, tenuto in piedi dal bersagliere Scalfaro e dalla crocerossina Montalcini. Battello ebbro di soperchieria, il gabinetto prodiano ha navigato a vista, paralizzato dai veti incrociati e incapace di produrre altro che una Finanziaria da sanguisughe. Con il premier che sapeva di scassare l’Italia quando alternava la giacchetta di Mastella al passamontagna di Caruso. E che sa, nel caso fosse ancora a cavallo, che il suo esecutivo da Mimì Metallurgico non arriverà mai al 2011 (e che il Pd del Veltroni proporzionalista è lì a ricordarglielo). In queste condizioni di pericolo grave per la tenuta del paese, dove qualsiasi disgrazia può diventare occasione di guerra civile, cosa ci si aspetta da una politica appena decente? Ci si aspetta la liquidazione di ogni indecenza politica. Diciotto mesi dopo, siamo ancora lì. O forse no. Ma se il governo Prodi ha tenuto, non è che Berlusconi ha perduto. Berlusconi è il capo del primo partito italiano. Perciò, anche se Prodi oggi brinda su tutti i giornali in compagnia del dinosauro che voleva portare la mummia di Lenin a Roma, non è che succede qualcosa. Non succede niente. Questo è il problema. Tutto è fermo. E non succede niente. Forse.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.